Il futuro è alle spalle.

I grandi monumenti conservano la forma della città nel tempo.

Apri i cassetti della memoria.

Osserva il nostro passato.

Nel nostro patrimonio si nasconde anche il nostro futuro.

GHIRLANDINA

 

 

 

 

 

 

 

1099-1106

Costruzione Ghirlandina:

A fianco dell’abside del Duomo, si proietta verso l’alto con i suoi 89.32 metri, agile e slanciata, nelle sue armoniose proporzioni, la torre Ghirlandina, simbolo della città di Modena.

Il dibattito sulla cronologia della Ghirlandina è  tuttora aperto perché mancano, per le prime fasi costruttive, fonti storiche dirette. Entro il 1160 circa, si scavarono le fondamenta e si innalzò la torre fino a 11 metri di altezza. Tra il 1167 e il 1184, dopo una breve pausa a causa dell’assestamento del cantiere, la costruzione arrivò al quinto piano sormontato da quattro torrette angolari. Nel 1261 venne costruito il sesto piano, inglobando le torrette. Nel 1319 la torre venne terminata con la cuspide ottogonale, squisitamente gotica e in origine ornata da numerose guglie, su disegno di Enrico da Campione.

1130*

Conclusione dei primi quattro piani della torre previsti nel progetto iniziale.

1159*

 Un’iscrizione graffita riporta quest’anno come data conclusiva dei primi lavori.

Da ciò deduce che l’edificio fu eretto contemporaneamente al Duomo fino al quinto piano, come ci dimostra la somiglianza del pontile del con i capitelli della cella campanaria.

1169*

I maestri Campionesi aggiungono il quinto piano alla torre.

1179*

Entro quest’anno si compie l’innalzamento della torre fino al penultimo piano e vengono realizzati i due capitelli figurati posti internamente al quinto piano della torre. In prossimità di questa data viene conclusa la prima campagna lavorativa.

1184*

Si conclude la seconda fase di lavoro.

1214*

La Ghirlandina viene dotata di una campana a raffigurare un trofeo di guerra.

1217*

La torre subisce i primi danni.

1261*

Avviene la costruzione del sesto piano e di un ulteriore piano a forma di prisma a base ottagonale con copertura. Con questo si conclude la terza fase di lavori costruttivi come attestano le cronache modenesi.

1314*

Vengono portati a termine i lavori costruttivi della torre con il compimento della parte terminale ottagonale sormontata da una sfera di rame dorata.

1325

Per oltre 300 anni Bolognesi e Modenesi si fronteggiarono in infinite guerre, battaglie, scaramucce; i primi, guelfi, schierati dalla parte del Papa; i secondi, ghibellini, alleati dell’imperatore di Germania, si contendevano continuamente il possesso dei territori tra Bazzano, Savigno, Monteveglio che, per tale ragione, erano costellati di rocche e castelli.

Si narra che i modenesi “rapirono” una secchia di legno per scherno, ad indicare che loro erano abili nel fare affiorare l’acqua tramite pozzi artesiani mentre ai bolognesi serviva la secchia per attingere l’acqua nella profondità dei pozzi. Ora la secchia è custodita nella Torre della Ghirlandina del palazzo Comunale di Modena.

Nel Gennaio 1326 fu stipulata la pace e parecchi castelli e possedimenti furono resi ai bolognesi.

1344-1488

Nel 1344 il penultimo giorno di giugno un fulmine colpì un capitello in alto della torre della chiesa maggiore, a lato di sotto, e gettò giù delle pietre del capitello e provocò guasti per uno spazio di sei braccia, e l’anno successivo. Il giorno di Giove 28 luglio un fulmine cadde su un capitello della torre della chiesa maggiore di Modena, spezzando una pietra alla sommità di questa torre, sopra la quale c’è il pomo, e colpì in altre cinque parti della torre, procurando a essa un danno ingente, facendo cadere con la folgore e la tempesta pietre fino alle case di quelli di Trenti nella via dei beccai e anche più in là, e la tempesta, la pioggia e i tuoni continuarono dopo l’ora nona per quasi mezz’ora. Ancora nel 1347, giorno di Marte 12 maggio, di notte, una folgore colpì e bruciò il torresello della chiesa maggiore di Modena e uccise uno dei custodi della torre”.

1501-1502*

Si apportano riparazioni alla Torre per le conseguenze del terremoto dell’anno precedente.

1547*

La Torre appare in gravissime condizioni per cui il Comune decide di finanziare la riparazione degli interni lignei, della scala a chiocciola e del pavimento del piano delle campane, marciti a causa delle infiltrazioni di acqua.

1556*

Vengono attuate ulteriori riparazioni alla Torre: nella parte ottagonale, vengono chiuse tutte le crepe, aggiustate le

decorazioni a rosette e le volte delle finestre, messi i parapetti alla scala di legno, rimossa l’erba cresciuta tra le pietre, sostituite le lastre poco fissate e le colonne fatiscenti.

1572-1587*

In questi anni lavorano al cantiere dei maestri ferraresi che reperiscono a Verona il materiale lapideo. Inoltre, si propone di coprire la parte sommitale della Torre con lastre di piombo che non solo costano meno rispetto alla pietra, ma che dovrebbero risolvere il problema delle infiltrazioni: tuttavia si decide poi di utilizzare il marmo per ragioni estetiche.

1606*

L’architetto comunale Raffaele Rinaldi viene incaricato della costruzione della scala nella parte terminale della Torre.

1607-1609

Durante il periodo di ricostruzione e modifica vennerò fatti scavi per verificare la stabilità. Causati da problemi di infiltrazione, inclinazione e distacco delle pietre.

Successivamente nel 1609 vennero ingrossati i pilastri.

1666

L’architetto Marco Costa utilizza lo “stucco” per chiudere le fenditure della torre.

1733

Nel 1733 Massari utilizza il piombo per sigillare il rivestimento.

Riprendono i lavori di riparazione della parte sommitale della Torre, in quanto l’acqua continua a infiltrarsi in molti punti danneggiando: si decide di intervenire con un’incamiciatura generale in piombo.

1765*

Vengono demolite le botteghe alla base della Torre e in alcuni punti vengono rimesse nuove pietre. Inoltre, viene fatto un nuovo scavo per ispezionare le fondamenta: il lato occidentale risulta fortemente danneggiato, tanto che si decide di sostituire alcuni pezzi del rivestimento lapideo.

1810

Sempre nella fase di restauro, l’ingeniere Manetti adoperò un particolare cemento composto da tegole polverizzate e passate a calcinarsi in fornace, arena grossa di fiume ben
dilavata e grasso di maiale.

1815*

Vengono fatte costruire quattro aperture circolari per garantire un adeguato ricambio d’aria nella parte piramidale e viene riparata la scala a chiocciola in legno.

1869*

Continuano i problemi di infiltrazione, per cui si rinnova e si prolunga di sei metri la coperta di piombo, si ripara il pomo alla sommità e si stucca il rivestimento lapideo esterno.

1890-1897

Fine fase restauro, con sostituzione del rivestimento della guglia.

1901*

Sono necessari nuovi interventi finalizzati a risolvere il problema della stabilità. Inoltre, lo studio dell’inclinazione della Torre dimostra che i vari piani non pendono nello stesso modo: quello superiore pende meno rispetto a quello inferiore, confermando la stratificazione di differenti fasi costruttive e la progressiva correzione della pendenza durante i lavori.

1938*

Il 29 novembre l’editore ebreo Angelo Fortunato Formiggini si getta dalla Ghirlandina per protestare contro le leggi razziali. Una lapide sul lato prospicente del Palazzo Comunale lo ricorda.

1972-1973

L’inquinamento ambientale favorì ad un ulteriore distacco delle pietre, maggiori infltrazioni e problemi di stabilità. Vennero perciò eseguiti interventi di restauro utilizzando resine epossidiche.

1974*

Il Comune elabora un progetto di restauro dettato dall’urgenza di attuare un intervento globale di carattere puramente conservativo: infatti, il degrado causato da agenti atmosferici e gas corrosivi ha provocato distacchi di grosse porzioni lapidee, causando gravi pericoli per la pubblica incolumità. si sistemano gli elementi in pietra pericolanti, si rimuovono o si riparano i pezzi staccati e si sostituiscono quelli particolarmente manomessi. Per rinforzare le parti apparentemente instabili si collocano protezioni in piombo e vengono sigillate con cemento tutte le fessure. Infine, si procede con la pulizia, il diserbo, la disinfezione, i trattamenti idrorepellenti e la protezione elettrostatica. Nell’interno vengono rifatti l’intonaco e la tinteggiatura, si controllano tutte le parti lignee e si affronta il problema delle infiltrazioni nella parte ottagonale.

1988*

Vengono eseguite opere di manutenzione sugli impianti elettrici della Torre. Viene inoltre rimossa una parte pericolante della prima cornice, in corrispondenza della scultura raffigurante il centauro sul lato est.

1997*

La Ghirlandina entra a far parte del Sito Unesco “Modena. Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande”

2002*

L’Amministrazione comunale avvia una serie di interventi volti a conoscere lo stato del monumento per predisporre il progetto di conservazione.

2005-2007

Nel 2005 ci fu la caduta di un frammento, e ciò determinò l’inizio di varie indagini su analisi chimiche,geotecniche e archeologiche e studi storici.

Nel 2007 una volta eseguite queste indagini venne messo a punto un progetto diagnostico basato su vari test e metodologie di prodotti, che portò all’avvio del restauro terminato nel 2011.

2008*

Vengono compiuti alcuni interventi di consolidamento strutturale.

2016*

Dopo il terremoto del 2012 il sistema di monitoraggio viene implementato con l’istallazione di alcuni accelerometri sia nel Duomo che nella Torre.

PIAZZA GRANDE

 

 

 

 

 

 

 

 

1099

La piazza nasce come momento di partecipazione popolare. Nella sua configurazione monumentale, che si va strutturando nei secolo XI-XIV, è specchio della vita religiosa, civile ed economica della città. Nella piazza, fin dalle origini del comune, si teneva il mercato; le Corporazioni d’Arti e Mestieri vi
tenevano i propri banchi, secondo le prescrizioni degli statisti cittadini.

sec. XII

Palatium vetus su via Scudari, sec. XII

1200

Ipotesi ricostruttiva della Piazza nel Medioevo con i diversi edifici comunali: al n.20 l’area delle case abbattute nel 1220

1268 *
L’ufficio della Bona Opinione fa scolpire i pesi e le misure sulla base della statua della Bonissima in seguito nell’abside maggiore del Duomo, dove ancora oggi si possono osservare.
La Bonissima è una statuetta eretta un paio di secoli prima in onore di una donna ricchissima di nome Bona.
Inizio secolo XIII


Palazzo dei notai o della ragione, inizio sec. XIII, sala delle bifore, in origine parete esterna

1319*
Anno in cui viene terminata la costruzione della torre campanaria, la Ghirlandina, con il completamento della guiglia.
1327

F. Manzini (sec. XIX), ricostruzione ideale della piazza nel Medioevo

Negli “Statuti” del 1327 si stabilisce che “quando un popolano è ferito o percosso da un magnate, da un prepotente, le case dell’offensore devono essere saccheggiate e distrutte dalle fondamenta e tutto il legname che si trova nelle dette case deve essere portato immediatamente a spese del Comune sulla piazza del Comune e qui consumato col fuoco

Dalla lettura degli “Statuta Civitatis Mutinae” si desumono le più antiche notizie sul costruire a Modena, riferite dall’anno
1327. Da questi testi – soprattutto nei primi cinque Libri – si desume che tra le competenze dei muratori (i “muratores”) oltre a quello di costruire muri anche per le cinte cittadine, rientra quello di lastricare (tavellare) le strade, come recitano diverse rubriche.

Nel secolo XIV basta menzionare negli Statuta, fra le opere dei “Muratores”, la pavimentazione della via, e si accede ad
una serie di informazioni sul mercato edile “de tavellanda via itur al pratum mercati” entro le mura cittadine.

I Muratores
erano gli eredi di quelli definiti “Maestri Commacini” nell’editto di Rotari del 643, e particolarmente rappresentati in Modena all’epoca della costruzione del Duomo (nei secoli XI e XII). Nell’ambito dell’arte muraria erano compresi anche i “Tagliapietra” ossia gli “Scalpellini”. Già in questa età nell’uso dei materiali per le pavimentazioni si deve distinguere la “pietra cotta” ( il mattone) dalla “preda viva” (la pietra naturale): sono lastre provenienti, in quei tempi, da Varana, da Montegibbio e da Baiso il paese dei Tagliapietra.

NEL RESTO DEL MONDO:
Anno di pubblicazione degli Statuti riguardanti la difesa dei popolani e le norme sul commercio:

Si stabilisce che quando un popolano è ferito o percosso da un magnate o da un prepotente, le case dell’offensore devono essere saccheggiate e distrutte dalle fondamenta e tutto il legname contenuto al loro interno deve essere portato immediatamente a spese del Comune sulla piazza del Comune e qui bruciato.

SI regolano i commerci e si stabiliscono i luoghi che i prodotti in vendita dovevano occupare sulla piazza nei giorni. Nell’abside del Duomo sono ancora visibili le antiche misure, quali la pertica, il coppo, il mattone e il braccio, a cui i commercianti dovevano rifarsi per le vendite. A garanzia della correttezza degli scambi commerciali nel Medioevo esisteva l “Ufficio della Opinione o Buona Stima”.

1412*

Verso la fine del XIV secolo, Nicolò III Signore di Ferrara, esercita il suo potere anche sulla città di Modena, ormai definitivamente dominio Estense. La piazza necessita di lavori di sistemazione e la prima cosa da farsi è quella di riassestarne il fondo con pietre e calcina. I deputati comunli si riunirono nella piazza stessa nel gennaio 1412, presente un notaio e stipularono un contratto con tale Giovanni che possedeva una fornace in “borgo Albareto”. Le pietre (mattoni), sistemate
“di coltello” e unite con calcina, formano un fondo ottimo e uniforme sul quale si può sostare anche d’inverno.

NEL RESTO DEL MONDO:

Con il compromesso di Caspe viene eletto re d’Aragona Ferdinando di Castiglia, figlio di una sorella del defunto sovrano Martino il Vecchio. Il nuovo sovrano aragonese viene riconosciuto anche dai sudditi siciliani, che da poco hanno perso la loro indipendenza.

1431*

Si cominciano a “tavellare” , cioè a selciare con “tavelle” (pietre larghe e quadre) tutte le parti della piazza che sono al di fuori di quella prima selciatura del 1412. I lavori iniziano dal “mercato ovorum”, la Piazzetta delle Ova di oggi, e si prosegue dalle absidi del Duomo sino alla via Claudia (l’attuale Via Emilia). Anche le “bocche di piazza” furono oggetto di selciatura, perchè facevano parte della piazza stessa.

NEL RESTO DEL MONDO:

Il 12 gennaio si apre a Rouen il processo contro Giovanna D’Arco, accusata dagli Inglesi di stregoneria. Condannata a morte, Giovanna muore sul rogo nella piazza del Mercato vecchio il 30 maggio dello stesso anno.

1474

L’orologio artistico nella facciata della vecchia torre del Palazzo Comunale ha dei problemi; mentre si pensa di fare
funzionale il nuovo orologio, si procede anche ai lavori di restauro alla torre vecchia, malandata e pericolante a causa
delle sue fondamenta nel Canale d’Abisso che scorre sotto il palazzo stesso, come conferma una voragine che si è
pericolosamente aperta nella “bocca del Castellaro”: il Canale d’Abisso scorre in piazza, proveniente da sud, nel lato
orientale, attraversa la via Castellaro, passa sotto il palazzo comunale per uscire in Piazzetta delle Ova e continuare, oltre la
via Emilia, sotto l’attuale Piazza Mazzini, dirigendosi a nord verso l’antico castello ducale.)

1476

Ercole I fu accolto da vero trionfatore in quella Modena nella quale aveva soggiornato prima di diventare Duca di Ferrara. 
Le feste in suo onore culminarono il 9 Giugno con una giostra al mattino ed una rappresentazione allegorica pomeridiana, spettacoli che occuparono tutta la piazza.

1494

La piazza costituiva anche uno scenario per i festeggiamenti dei ceti dirigenti della città.

1508*


Termina la costruzione della “Torre dell’Orologio” del Palazzo Comunale.

NEL RESTO DEL MONDO:

Papa Giulio II costituisce contro la Repubblica di Venezia, che gli contendeva il possesso di Ravenna, la Lega di Cambrai a cui aderirono il re di Francia Luigi XII, Ferdinando d’Aragona e l’imperatore Massimiliano d’Asburgo. Venezia viene sconfitta ad Agnadello nel 1509 e deve rinunciare a Ravenna, Trieste e Cremona e ad alcuni porti in Puglia. La guerra contro Venezia però suscitò nel papa la convinzione che si stava rompendo l’equilibrio italiano a favore della Francia. Nel 1510 costituisce una nuova lega contro Luigi XII cui aderiscono Venezia, Ferdinando d’Aragona, l’imperatore Massimiliano d’Asburgo e la confederazione Svizzera.

1515

Nella piazza si mette in gioco spesso il destino interno della città: come il 4 maggio 1515, quando Carandini, Fogliani e Pazzani riuscirono a riempire questo spazio di 2000 uomini raccolti dalla campagna e dalla montagna e arrivarono a cacciare di città Rangoni, Tassoni e Grillenzoni

1522*

Si hanno le prime testimonianze archeologiche, in concomitanza con la costruzione del portico
del Palazzo Comunale presso la Torre dell’Orologio. Il 7 novembre di quell’anno, Tommasino
de’ Bianchi, nella sua cronaca, descrive il ritrovamento di una tomba a cassa laterizia e di una stele figurata iscritta. È probabile che la stele fosse stata reimpiegata con testo e decorazione a vista, come
copertura di una sepoltura tardoantica.

NEL RESTO DEL MONDO:

Il conquistadores Hernán Cortés, dopo la conquista dell’Impero azteco e l’uccisione dell’Imperatore Montezuma, viene nominato Governatore della colonia della Nuova Spagna dall’Imperatore Carlo V.

1537

Durante il regno del duca Alfonso d’Este di Ferrara, la “fabbrica” che più fa parlare è quella delle nuove “beccherie”, costruzione situata a sud della piazza e con l’ingresso principale nella “bocca di piazza” che prenderà il nome di “Via delle
Beccherie” (l’odierna Francesco Selmi) e un ingresso secondario in “Via della Carcere” (l’odierna Via Allbinelli).

1542

La pavimentazione in cotto della Piazza Grande permase poichè, nel 1542, si costruirono i gradini per accedere ai portici di tutti i palazzi comunali prospicienti la piazza e la cui pavimentazione del
primo Quattrocento ancora in essere era più bassa. Solo in seguito successive ripavimentazioni alzarono progressivamente il
piano di calpestio della piazza.

1546

Niccolò dell’Abate affresca la sala del Fuoco in palazzo Comunale rappresentando la Guerra di Modena

1552

Alcuni monumenti (stele e sarcofagi) sono stati collocati sul sagrato del duomo e in piazza dopo essere stati scoperti tra il 1546 e il 1552, in questo anno in particolare è avvenuto il ritrovamento di due elementi, reimpiegati proprio in corrispondenza dei pilastri dell’arco della Torre dell’Orologio del Palazzo Comunale. Le motivazioni del reimpiego in epoca rinascimentale delle antichità esibite dalle famiglie nobili in questo luogo confermano il ruolo civile, politico, sociale, religioso che il complesso monumentale di piazza Grande nel tempo non ha mai perso.

1571*

il Capitolo del duomo chiede che vengano spostati i porci, troppo vicini alla chiesa e i Conservatori deliberarono che i porci dovevano essere venduti, nonostante fosse più scomodo per i cittadini, fuori città, insieme agli altri animali – simbolo del conflitto tra sacro e profano nel possesso e nell’utilizzo della piazza, sospesa tra sacralità del luogo di culto e materialità dell’economia cittadina.

NEL RESTO DEL MONDO:

Battaglia di Lepanto. La conquista di Cipro, avamposto di Venezia, nel 1570 da parte del sultano dell’impero ottomano Selim II, succeduto a Solimano, aveva suscitato grande impressione nel mondo cristiano. Su iniziativa del Pontefice Pio V venne costituita nel 1571 una lega antiturca che comprendeva la Spagna di Filippo II, Venezia, Genova e l’ordine dei cavalieri di Malta. Il 7 ottobre 1571 la flotta della lega cristiana inflisse a Lepanto una pesante sconfitta ai turchi. Lo scontro durò solo quattro ore, ma la battaglia fu molto sanguinosa e le perdite di vite umane furono molto alte per entrambe le parti. I turchi persero la supremazia nel Mediterraneo. La vittoria di Lepanto fu considerata per molto tempo l’avvenimento che aveva arrestato l’avanzata turca.

1580


Il Duca Alfonso II di Ferrara, amante delle arti e protettore degli artisti, fa allestire feste in
piazza, e per decoro della medesima, la fa «salegare»: viene cioè selciata con pietre messe di coltello e con tavelloni, ovvero pietroni quadri di terracotta. Per l’occasione verrà redatto il primo disegno planimetrico della piazza con i suoi contorni e le sue «bocche» o ingressi, a cura del perito comunale Paolo Castro, disegno ora conservato presso l’Archivio Storico Comunale di Modena.
Gran parte delle antiche pavimentazioni rinascimentali in «cotto di coltello» furono rinvenute in livelli sottostanti le pavimentazioni in «ciottoli di fiume» (la prima in sasso risale al Seicento) nel corso dei lavori di scavo nell’anno 1985, quando al di sotto delle più recenti selciature in «giaroni» di fiume di forma tronco-conica si evidenziarono chiaramente i sottostanti pavimenti in «pietra cotta».

1598

Dalla Piazza partivano i tumulti, come quello che scoppiò poco dopo il trasferimento della corte degli Este a Modena, nel 1598, quando la folla chiedeva il pane, che era venuto a mancare sul mercato.

1599

in occasione dell’elezione cardinalizia di Alessandro d’Este, viene organizzata una festa tra Palazzo, Duomo e Castello che durerà alcuni giorni.
La piazza si animava anche di saltimbanchi e presenze inconsuete, come nel 1610 “è qua che certi che ahnno una leona e tigre che le mostrano e le maneggiano, bacciano e giuocano sieco come se fossero cagonletti; certobella cosa vedere animali così feronzi, tanto mansueti”.

1641

Gli scontri tra il clero, appoggiato dal duca e i commercianti, difesi dai Conservatori si fecero aspri e presero le forme di un conflitto armato. Per risolvere la lite si ridisegnarono i confini entro quali era possibile mercanteggiare nella piazza.

1680

I sarcofagi e le stele reimpiegate in piazza e intorno al duomo vengono spostati nel cortile delle canoniche

1692*

E’ il secondo disegno planimetrico di Piazza Grande, nel quale vengono definite le ripartizioni per le competenze di gestione.
Mappa redatta dal perito Carl’Alberto Loranghi nel 1692 (Fonte: Archivio Storico Comunale di Modena). Si noti in alto a destra, la presenza di un pozzo per le acque bianche, utile al mercato. Pozzo che verrà documentato visivamente da un dipinto settecentesco – depositato presso il Museo Civico. (Tratto da: Luciano Serchia, Sergio Piconi, Cristina Acidini Luchinat – I RESTAURI DEL DUOMO DI MODENA, 1875/1984 – ED. PANINI, 1985).

Si comincia di nuovo a lavorare per rifare il fondo della piazza, ormai molto dissestato: il perito
Carl’Antonio Loranghi presenta un semplice disegno che ne mette in evidenza i limiti e gli scomparti.
Nel disegno, conservato anch’esso presso l’Archivio Storico Comunale di Modena, il lastricato della piazza è diviso in scomparti che rispettavano gli ambiti di pertinenza del Comune e dei Canonici per la manutenzione. Di vario tipo erano i materiali usati per la pavimentazione: lastre di selce, tavelloni di cotto e ciottoli di fiume con mattoni messi di coltello per le cordonature.

NEL RESTO DEL MONDO:

Papa Innocenzo XII emana la Bolla Romanum decet Pontificem, che ha lo scopo di combattere e ridurre la piaga del “nepotismo” che dilagava all’interno della Chiesa.

1776*

E’ il terzo disegno planimetrico di Piazza Grande, il quale indica con la Lettera A il selciato appartenente alla Fabbrica di S. Geminiano (che nella mappa originale è dipiunto di colore verde). Mappa redatta dal perito comunale Giovan Battista Massari nel
1766. Fonte: Archivio Storico Comunale di Modena, Foto Roncaglia & C.

La piazza si presenta, a causa della gran quantità di rivenditori disposti in ordine sparso, senza una netta distizione fra
“piazza del Comune” e “sagrato della Cattedrale”. Dopo una riunione fra i Canonici e i Conservatori si fissa “a perpetuità la Linea di confine delle pertinenze della Fabbrica di San Geminiano riguardo all’Onere della Manutenzione del Selciato della Piazza e colla Protesta espressa, che in quanto ai diritti d’Immunità, Sagrato etc. non s’intendeva d’indur mutazione, e
pregiudizio a chi di ragione, precisamente alla prima Riga di pietre in coltello che ora scorre parallela al muro perimetrale,
ed australe della Chiesa Cattedrale, con questo solo, che per quanto si estende la Fronte dei gradini della Porta Regia
s’intendesse tal Linea trasportata sino alla seconda Riga di pietre e più precisamente come appare dalla Mappa
Massari …”. La Mappa disegnata dal perito comunale Giovan Battista Massari nel 1776, è oltremodo interessante per le
definizioni: quella che oggi è conosciuta come Porta dei Principi, viene detta “Porta Piccola”, il “voltone” che dalla piazza passa nell’odierno Corso Duomo è definito “Voltone”, mentre è detto “voltoncello” quello che unisce la Ghirlandina con le absidi del Duomo. E’ inoltre importante notare la presenza di un “Sepolcro” di fronte alla “regia” (di cui non è azzardato
supporre che si tratti del sepolcro Roncaglia, la cui lapide rimase sino ai primi anni dell’800), e la posizione esatta dell’altare,
piuttosto sporgente, della “Madonna delle Ortolane”. (La mappa redatta dal perito comunale Giovan Battista Massari è reperibile presso l’ A.S.C.Mo).

NEL RESTO DEL MONDO:

Dichiarazione di Indipendenza delle colonie americane. I delegati delle tredici colonie americane firmano il 4 luglio una Dichiarazione di Indipendenza, preparata da Thomas Jefferson. Le colonie si definiscono “stati liberi e indipendenti” con piena autonomia nella politica interna, estera e commerciale. Nella dichiarazione, ispirata ai principi della filosofia di Locke e Montesquieu, viene, in modo solenne, affermato: “(…) Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro creatore di alcuni diritti inalienabili, che tra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità. Che allo scopo di garantire questi diritti, sono stati creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati. Che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che si fondi su quei principi (…)” Gli americani cominciarono a organizzare un loro esercito per opporsi alle milizie britanniche.

Il 4 luglio a Filadelfia i delegati delle 13 colonie inglesi del Nord America approvano la Dichiarazione d’Indipendenza, documento che può essere considerato l’atto di nascita degli Stati Uniti. In tale documento, oltre alla minuziosa descrizione dei motivi di contrasto con l’Inghilterra che avevano portato le colonie a fare quella scelta, troviamo nella premessa il richiamo ai principî fondamentali del pensiero illuminista in tema di diritti dell’uomo. Tale decisione, che di fatto segna lo scoppio della guerra tra le colonie inglesi in America e la Madrepatria, è la risposta alla dichiarazione dell’anno precedente del sovrano inglese Giorgio III che aveva bollato tutti i coloni americani come ribelli.

L’economista Adam Smith pubblica Ricerche sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, considerato ancora oggi il testo di riferimento della dottrina economica liberista. Infatti, nell’esposizione della sua teoria, Smith afferma che le condizioni ideali per lo sviluppo di qualsiasi sistema economico sono il libero mercato e il libero scambio. Per questo lo Stato deve intervenire il meno possibile nella regolamentazione dell’economia.

1796

Dipinto settecentesco che trova riscontro, nelle ripartizioni interne alla piazza, del disegno planimetrico realizzato da Carlo Antonio Loranghi nel 1692. Nel dipinto sono inoltre visibili la nicchia con la Madonna del Begarelli e. in basso, la rastrelliera per I fucili della Guardia. (Depositato presso il Museo Civico).

nel 1796 si innalzarono gli alberi della Libertà e si immaginò, in un breve sussulto di orgoglio civico, di rimettere in vigore gli Statuti del 1547; qui una statua di Minerva fu esposta al culto come Dea Ragione; qui si celebrarono, e li ricorda una lapide sulla Ghirlandina, i plebisciti del 1859; qui, nello scorrere del tempo, l’amaro orrore della fucilazione del 1944; e qui, giustamente, in rispetto della simbologia cittadina di antica ascendenza ai piedi della torre, il Sacrario dei Caduti per la libertà degli anni 1943-45.

1796*

Il 29 maggio 1796, sull’esempio della vicina Reggio Emilia, un nutrito gruppo di modenesi dichiaratasi repubblicani, dà sfogo a manifestazioni di grande esultanza durante l’erezione di “un albero della Libertà” in Piazza Grande l’altro “albero della libertà”, innalzato sempre in piazza il 7 ottobre 1796, quando ormai anche Modena è del tutto in mano francese è un pioppo cipressino, ma ornato di bandiere francesi e del tricolore italiano, attorno al quale i cittadini ballano e cantano, facendo eco alle voci degli occupanti.

NEL RESTO DEL MONDO:

Prima campagna militare di Napoleone Bonaparte. Il Direttorio non riuscendo raggiungere stabilità ed equilibrio in politica interna decise di affidare il rafforzamento del Regime al prestigio di vittoriose campagne militari. Venne organizzato un piano militare che prevedeva l’apertura di due fronti: uno principale contro l’Austria e l’altro secondario rivolto contro l’Italia. Il comando delle armate dirette in Italia venne affidato a Napoleone che dopo avere sconfitto e costretto Vittorio Amedeo III a firmare l’armistizio di Cherasco (28 aprile 1796) il 15 maggio occupò Milano.Il 7 maggio il duca di Modena, Ercole III d’Este, all’avvicinarsi delle truppe napoleoniche, abbandonò Modena diretto a Venezia e affidò la reggenza a un Consiglio di Governo. Fuggito il duca i patrioti di Modena e Reggio Emilia, appoggiati dai francesi, diedero vita in ottobre alla Confederazione Cispadana che venne unita alla Traspadana nella Repubblica Cisalpina(proclamata ufficialmente il 29 giugno 1797) Nella Repubblica il Consiglio di Reggenza fu dai francesi sostituito da un comitato di governo di sette membri che abolì subito le giurisdizioni feudali, i titoli nobiliari, gli enti ecclesiastici, i cui beni vennero confiscati e messi in vendita; prese anche provvedimenti per razionalizzare la ferma generale

1797*
terzo albero della libertà, sempre in Piazza Grande.

NEL RESTO DEL MONDO:

7 gennaio 1797 il Congresso di Reggio Emilia in un Salone del Palazzo Comunale, diventato poi Sala del Tricolore, adotta il Tricolore come bandiera della Repubblica Cispadana.

La Repubblica Cisalpina fu riconosciuta dall’Austria con il Trattato di Campoformio. Con tale trattato l’Austria riconosceva l’annessione alla Francia del Belgio e della Renania e accettava il nuovo assetto politico dell’Italia. Il Veneto, con l’Istria e la Dalmazia, fu da Napoleone ceduto all’Austria per accelerare la firma del Trattato di Campoformio senza tenere in considerazione la volontà dei patrioti italiani che manifestarono una forte delusione e considerarono Bonaparte un traditore

1798

due importanti ordinanze, la prima elimina l’unica usanza del mercato settimanale in piazza, in giorno di sabato, come prescrivevano gli antichi Statuti: da quell’anno il mercato si farà di lunedì, così come vogliono gli occupanti. La seconda ordinanza dispone di togliere dalla piazza, come da ogni altro luogo aperto della città, tutte le immagini sacre opere che scompaiono e che trovano posto all’Accademia di Belle Arti: la Madonna delle Ortolane (fianco meridionale del Duomo), la Madonna della Piazza di Antonio Begarelli (nicchia di fianco all’orologio di Palazzo Comunale), la Beata Vergine Immacolata (cantonata del palazzo d’angolo fra la via Mondatora e la “viuzza dell 18 colonne”),

1801

si fa festa grande, ancora in piazza, attorno a una statua trasformata per l’occasione in “Dea Ragione” secondo lo stile giacobino

1805

Nel 1805, per festeggiare il passaggio da Modena di Papa Pio VII, che nel dicembre dell’anno precedente aveva incoronato Napoleone Imperatore dei Francesi” a Parigi, ricompare in piazza la statua della Beata Vergine Immacolata, ora nella grande nicchia sotto l’orologio di Palazzo Comunale. 

Visita ufficiale a Modena di Napoleone, incoronato imperatore nel 1804, e la moglie Giuseppina

1820

Nel 1820, la Pietra Ringadora viene spostata dalla sua collocazione originale, che coincide con quella attuale, ai piedi della torre, verso la via Emilia.

1822

Nel 1822 iniziano i lavori nell’ala del palazzo Comunale verso il Castellaro, per amalgamare con lavori di ristrutturazione le costruzioni modeste che erano sorte in tempi diversi. A lavoro ultimato (1825), il palazzo presenta un lungo portico

1849*

Ordini emanati sin dal 1849 con ordinanza ducale “I mercanti di Telerie, Scarpe, Ferrarezze, Chincaglie ecc.” sono disposti in doppia fila presso la Cattedrale e il loro numero non può aumentare “stante la deficienza dello spazio”. Le ortolane, i salumai, i formaggiai e quelli che vendono “paste da minestra” hanno i loro posti in mezzo alla piazza. Per i venditori di “Polleria, Colombi e Selvaggiume” che non sono presenti quotidianamente, si fanno due file ravvicinate e dovranno vendere stando in piedi per non occupare troppo spazio e per lasciare libero quello riservato al corpo di Guardia, che si trova nel lato “a meriggio” della piazza. Sono stati allontanati dal loro abituale posto vicino alla Ghirlandina i pescivendoli e sono passati in quella “bocca” di piazza dove c’è l’imbocco principale delle “beccherie” (ora via Selmi) e prenderà il nome di “via delle Pescherie”. Il mercato della legna, visibile dal voltone di piazza verso Corso Duomo, è stato trasferito in piazzale S. Eufemia.

NEL RESTO DEL MONDO:

la Costituente Romana proclamò la decadenza del potere temporale del papa e la Repubblica. Il governo venne affidato a un “triumvirato” composto da Mazzini, Saffi e Armellini. La Costituente approvò il 3 luglio una Costituzione molto avanzata che proclamava la sovranità popolare, il suffragio universale, la libertà religiosa, l’appartenenza di tutti i cittadini alla Guardia Nazionale, il carattere volontario dell’Esercito e l’impegno dello Stato ad assicurare il benessere dei cittadini. La vita della Repubblica fu breve. Il papa Pio IX si era appellato agli stati cattolici per abbattere la repubblica ed essere restaurato sul trono. Il suo appello venne accolto da Luigi Napoleone che, per ottenere l’appoggio dei conservatori cattolici, inviò a Roma l’esercito che abbatte la Repubblica.

1859*

Dopo la partenza definitiva del Duca Francesco V, vengono istituite “Guardie municipali che hanno il dovere “di curare l’osservanza delle Leggi e regolamenti tutti promulgati dal Municipio-

NEL RESTO DEL MONDO:

Guerra franco-piemontese contro l’Austria (Seconda guerra di Indipendenza).
Nel luglio del 1858 Cavour e Napoleone III si erano incontrati segretamente a Plombiéres e in questo incontro, dopo essersi accordati su un intervento militare contro l’Austria, avevano stabilito il nuovo l’assetto dell’Italia dopo la vittoria. L’inizio della guerra avrebbe però dovuto apparire una aggressione austriaca. La Francia, infatti, si impegnava a scendere in campo a fianco del Regno di Sardegna solo in caso di una provocazione austriaca. Vittorio Emanuele II in un discorso d’inaugurazione del Parlamento disse una frase irritante per l’Austria che inviò un ultimatum al Piemonte. L’ultimatum venne respinto e il governo austriaco dichiarò, nell’aprile 1859, la guerra e Napoleone III poté giustificare il suo intervento. Gli austriaci furono sconfitti a Magenta e l’esercito franco piemontese entrò a Milano. A Solferino e San Martino si svolsero gli scontri decisivi. La guerra, però, non era popolare in Francia e all’inizio del conflitto si erano verificate a Firenze, Modena, Parma e Bologna sollevazioni popolari che avevano costretto i rispettivi sovrani alla fuga. Queste sollevazioni spinsero l’imperatore a firmare l’armistizio con L’Austria a Villafranca. L’Austria cedette la Lombardia a Napoleone che, a sua volta la consegnò a Vittorio Emanuele II. Queste condizioni vennero ratificate con la Pace di Zurigo. L’11 e il 12 marzo si svolsero in Toscana e in Emilia dei plebisciti che si espressero a favore della annessione al Regno di Sardegna.

1885

Pellegrino Orlandini e figlio, “Modena, antiche case di piazza Grande”, 1885-1894, negativo su vetro, 270×338 mm, Archivio Panini – Fondazione Fotografia Modena

Nel 1885 si comincia a parlare di un nuovo grande palazzo dei Tribunali.
Il concorso, bandito il 25 giugno 1885, viene vinto dall’Ingegner Luigi Giacomo Giacomelli di Treviso. Si comincia subito a dare l’avvio ai lavori, previo abbattimento delle case ormai cadenti della “stamperia Soliani”, della “Resistenza dei Giudici alle Vettovaglie” e di tutte le altre che si trovano in quell’area. …la necessità da lungo tempo sentita di togliere lo sconcio di quelle case cadenti, che formano il lato di meriggio della Piazza Maggiore.

1892

Già nel 1885, per il risanamento del “Vicolo del Bue” e della “Via delle Vaccine” e, soprattutto in ossequio alle “disposizioni testamentarie del benemerito concittadino Generale Commendator Antonio Morandi (che era proprietario di
buona parte dell’isolato a sud della Piazza Grande e ne aveva fatto dono alla Comunità), si inizia a parlare di un nuovo
Palazzo di Giustizia che dovrà occupare tutta quell’area. Venne bandito un concorso per progetti, spediti in busta chiusa e vinse qello con il motto: Imprendi e continua”, redatto dal ing. Luigi Giacomelli di Treviso; si comincia subito a dare l’avvio ai lavori previo l’abbattimento delle case ormai cadenti della “stamperia Soliani”, della “Residenza dei giodici alle Vettovaglie” e di tutte le altre che si trovavano in quell’area (anno 1885). Il Palazzo di Giustizia viene inaugurato nel 1892: la piazza ha così un aspetto nuovo e più armoniico, infatti, il lato meridionale che era costituito in gran parte di casupole ed
era privo della grandiosità degli altri lati, ha ora un aspetto prestigioso.

fine '800


Nel 1899 l’Amministrazione Comunale decise di perforare un pozzo in Piazza, al fine di creare una fontana degna del luogo,
ma dopo la perforazione, il getto dell’acqua era di circa 75 cm e non consentiva la realizzazione di una fontana monumentale. Ci si dovette allora accontentare di una colonnina in ghisa a due getti, che non suscitò molto successo e fu
subito denominata “al salein” Questo monumentino eccitò la buona vena popolare e vi fu perfino un allegro poeta che scomodò, nientemeno, la Ghirlandina perchè dicesse il proprio parere, e la Torre
così parlò: La nuvitè ch’ha fatt parler sta stmane l’è al Monument ed piazza e la fontana apruveda in Cunseli Comunèl. A jò vlu
veder anca me, ed bon matén guardand a bass a jò truvè … un salèn! Perché dzà e dlà n’egh mettni al pevr’ e al sèl ?. ”
(Tratto da: Arturo Rabetti – Modena d’una volta”, Massimo Boni Editore, Bologna 1936.).
La fontana rimase per alcuni decenni in uno stato di provvisorietà, per poi essere successivamente rimossa.

1900

L’isolamento del duomo è recente, risale al 1898 l’apertura di via Lanfranco lungo il lato settentrionale, mentre è terminata nel 1900 quella di calle Campionesi.

Si prospetta l’idea di una fontana da collocare in piazza, che dovrebbe sostituire i due vecchi pozzi (il primo, ubicato
fra l’abside del Duomo e la torre dell’orologio del Palazzo Comunale; il secondo in Piazzetta Torre in prossimità di Via Emilia).
Alla fine però ci si accontenta di una modesta fontanina, anzi un piccolo “salino” (“al Salein”), come la definisce una nota
poesia dialettale, perchè la fontanella è troppo piccola per una Piazza Grande.

1903

Ormai si tratta più che mai di una storia piccola, della storia di una “Piazza Grande” di una non grande città, fra le tante del Regno d’Italia. Iniziano le peregrinazioni del “chiosco Schiavoni” (di ferro fuso e battuto, opera di Gustavo Zagni),
prospiciente le mura cittadine (il cui abbattimento in questa parte avverrà il 1910 – tra Porta S. Agostino e Porta S. Francesco – e al loro posto sarà il Viale Vittorio Veneto, inaugurato nel 1925). Il chiosco, prima in Piazza Torre di lato al monumento al Tassoni eretto nel 1860, poi in Piazza Grande davanti alla prima arcata del portico del Palazzo Comunale, vicino alle absidi
del Duomo, è il ritrovo dei modenesi per gustare le granite. Più tardi, nonostante la presenza dei nuovi pali dell’illuminazione elettrica, ritorna il buoio con lo scoppio della Prima Grande Guerra.

1910

Foto di Ferruccio Sorgato “Modena, PIazza Grande” 1912-1920.
Negativo di vetro alla gelatina a sviluppo in 6×9 cm – proprietà della famiglia Sorgato – Fondazione Fotografia Modena

Il funambolo Strochneider che attraversa la piazza su un filo teso tra Duomo e Palazzo di Giustizia nel 1910 circa.

1912*

La pietra Ringadora fu collocata nel Palazzo dei Musei.

anni '30 del '900

 
Nell’ambito del programma di rinnovamento attuato con lo spostamento delle bancarelle nel nuovo Mercato Coperto in via Albinelli, la Piazza viene illuminata con lampadine elettriche.

1936*

Benvenuto Bandieri, Modena, Piazza Grande “Le Bancarelle del Mercato”, 1917/1931, Gelatina al bromuro d’argento, 13×18 cm, Archivio Panini – Fondazione Fotografia Modena

Sino al 1936, la piazza fu anche il luogo del mercato cittadino.

Con l’inaugurazione del nuovo Mercato Coperto in Via Albinelli , scompare dalla piazza la bellissima nota di colore e
di vita che era il quotidiano vecchio mercato con le sue bancarelle.

La pietra Ringadora torna alla sua collocazione originale.

NEL RESTO DEL MONDO:

Vittorio Emanuele III assume il titolo di imperatore d’Etiopia.
La guerra di conquista dell’Etiopia iniziata per volontà di Mussolini, il 3 ottobre 1935, per motivi di prestigio internazionale e per rafforzare il consenso all’interno, si concluse vittoriosamente il 5 maggio 1936 con l’ingresso delle truppe italiane al comando di Badoglio ad Addis Abeba; fu condotta anche con l’impiego di gas asfissianti. Il 9 maggio Mussolini annunciò la proclamazione dell’impero …ASSE ROMA BERLINO + GUERRA CIVILE SPAGNOLA.

1942

La trebbiatura in Piazza Grande fatta in occasione della cosiddetta “battaglia del grano” il 14 luglio 1942 (fig. 20), la Festa dell’Uva nel 1938 (fig. 21), la manifestazione della Società del Sandrone durante il carnevale nel 1928.

1943

Si avviò la costruzione delle strutture protettive a difesa dagli attacchi aerei, in alcuni casi anche attraverso la rimozione di elementi di arredo urbano.

Nel 1943 furono scavati due rifugi antiaerei in piazza: il primo sul lato del Palazzo di Giustizia, il secondo sul versante della Cattedrale del medesimo livello, entrambi alla profondità di 3 metri.

Venne costruito il sacrario della Resistenza.

1944*
Il 30 Luglio in Piazza Grande vengono fucilati 9 partigiani e 11 Modenesi, il 10 Novembre 3 partigiani dai nazi fascisti, come ricordano le targhe murate sulla facciata dell’arcivescovado.

LIBERAZIONE DI MODENA.

1948

Congresso Eucaristico emiliano dell’autunno del 1948 con la celebrazione della messa all’aperto.

1960

Piazza Grande viene trasformata in un parcheggio per automobili.

1963

Sull’area del Palazzo di Giustizia, demolito perché in poco più di sessanta anni aveva costretto l’Amministrazione Comunale ad una continua e costosa manutenzione, fu costruito il palazzo della Cassa di Risparmio, ora Unicredit, in posizione decisamente più avanzata sulla piazza rispetto al precedente edificio.

1966

Il Comune decise di affidare a Carlo Scarpa un nuovo progetto di sistemazione di Piazza Grande, del quale rimangono a  testimonianza due fotografie del modello di una prima soluzione e il modello vero e proprio in legno di una seconda, conservati entrambi presso l’Archivio di deposito del Comune di Modena e una serie di schizzi conservati all’Archivio Carlo Scarpa, oggi conservato presso l’archivio di Stato di Treviso; negli stessi anni viene affidato all’architetto Scarpa sempre da parte del Comune di Modena lo studio dell’ampliamento del cimitero monumentale di san Cataldo, in funzione della sua notorietà, per la progettazione in ambienti o edifici storici.
L’incarico a Scarpa da parte dell’Amministrazione comunale per la sistemazione della piazza è conseguente alla costruzione della nuova sede della cassa di Risparmio, opera di Gio Ponti, realizzata tra il 1963 e lo stesso 1966, e si poneva come obiettivi la pedonalizzazione dello spazio ancora adibito a parcheggio e la ridefinizione complessiva dell’intero nucleo storico della città nel quale erano presenti i principali monumenti religiosi e civici, di seguito alle polemiche suscitate, proprio per l’inserimento di un edificio “nuovo”, per quanto opera di un architetto prestigioso, in un ambiente antico.
L’idea di Scarpa è essenzialmente il tracciamento di percorsi di collegamento diretto, quindi non necessariamente ortogonali, tra gli edifici che insistono sullo spazio aperto e le vie di accesso alla piazza. I tracciati derivano dall’osservazione (dopo una nevicata, si desume da note bibliografiche) dei percorsi spontanei dei pedoni che attraversano la piazza per spostarsi da un edificio all’altro e dalla volontà di collegare attraverso andamenti di livello diversi e a piani inclinati le diverse zone. I camminamenti sono concepiti su canali vuoti che ne richiamano la presenza storica e amplificano il risuono dei passi sottolineando l’aura del sito e, per contrasto, il “silenzio” di una piazza finalmente svuotata dal traffico automobilistico.
Varie sono le soluzioni proposte via via affinate nel corso dell’iter progettuale che giunge a una fase quasi definitiva, ma che non troverà poi attuazione (al pari dell’ampliamento proposto per il cimitero monumentale). Di fatto, al di là del rifacimento a ciottoli di fiume dell’intera area, piazza grande non sarà oggetto di ridefinizioni progettuali.
Il primo modello del progetto scarpiano propone due diagonali tracciate dai vertici della piazza, attraversate da una terza linea che da via Castellaro si dirige, spezzandosi in prossimità dell’abside meridionale, verso Piazza Torre. La piazza si definisce così lungo linee di percorso che diagonalmente incidono di volta in volta i campi di pavimentazione in ciottoli di fiume nell’intorno del Duomo, di lastre di gneis in Piazza Torre e di cemento lavorato lungo le direttrici di via Canal Chiaro e di via Castellaro. I diversi colori dei materiali, la loro natura scabra e levigata insieme, qualificano
organicamente i luoghi caricandoli di significati nascosti che mutano secondo la variazione dei toni e la dissonante qualità dei materiali.
Sulla destra della Porta Regia il piano già inclinato delle pavimentazioni in ciottoli diventa più ripido, consentendo di congiungere senza soluzione di continuità il livello più basso del piano di calpestio dietro le absidi. Qui la sensibilità storica di Carlo Scarpa permette di riscoprire l’antico piano di fondazione del Duomo e l’altezza reale della zoccolatura che sul fianco meridionale era stata gradualmente annunciata.
Gli ingressi alla piazza su via Canalchiaro e via Castellaro, come quelli dalla Piazza Torre e dal sagrato della facciata sono tutti sbarrati a terra da fasce e lastre di biancone di Verona, arricchite ad intarsio, che introducono ai percorsi pedonali.
Nella soluzione maggiormente definita una serie di paracarri di forme e dimensioni simili, ma in realtà modulate in maniera percettibilmente diversa, chiude lo spazio come fosse uno spazio autonomo, un’opera autonoma, pur progettata per relazione spazi diversi.

1974

Piazza Grande viene chiusa al traffico.

1987

Alcuni interventi sulle pavimentazioni portano la piazza allo stato attuale reintroducendo
i ciottoli di fiume, tipici del Settecento e preesistenti in molte strade e piazze del centro.

1997

Cattedrale di Modena, Torre della Ghirlandina e Piazza Grande diventano Patrimonio dell’Umanità

DUOMO

 

 

 

 

 

 

 

 

1099*
Anno di inizio della costruzione del Duomo: inutile raccontare ciò che in proposito ogni buon modenese sa; ci basti
pensare al grande fermento durante gli anni della costruzione, della straslazione del corpo di San Geminiano dal vecchio
tempio al nuovo Duomo, alla presenza di un Papa e di Matilde Contessa di Canossa.

NEL RESTO DEL MONDO:

Prende il via la prima vera crociata verso la Terrasanta per la liberazione di Gerusalemme dai Musulmani.
L’impresa , fortemente voluta da Papa Urbano II, vede coinvolti 3 eserciti:
L’esercito guidato dal nobile francese Raimondo di Tolosa, delegato papale, spinto da motivazioni religiose.
• L’esercito guidato dal nobile lorenese Goffredo da Buglione, spinto da motivi di avventura.
• L’esercito guidato da Boemondo e Tancredi d’Altavilla, rappresentanti del Regno Normanno meridionale, spinto da motivi di conquista.

Espugnazione, dopo un difficile assedio, e conquista di Gerusalemme da parte dei crociati (I crociata 1096-1099) che compirono un massacro della popolazione musulmana, come è testimoniato da queste parole tratte dall’opera scritta nel 1099 da un testimone degli eventi, il cronista Raimondo d’Aguilers: “(…) Appena i nostri ebbero occupato le mura e le torri della città, allora avresti potuto vedere cose orribili: fra i difensori alcuni avevano la testa troncata, altri cadevano dalle mura crivellati frecce, moltissimi morivano bruciati fra le fiamme. Per le strade e le piazze si vedevano mucchi di teste, di mani e piedi tagliati; uomini e cavalli correvano fra i cadaveri(…) – Raimondo d’Aguilers, Storia dei franchi che presero Gerusalemme, da Il movimento crociato
La caduta di Gerusalemme è narrata anche da uno storico arabo che riferisce del grande massacro successivo alla conquista di Gerusalemme: “(…) La popolazione fu passata a fil di spada, e i franchi stettero per una settimana nella terra menando strage dei Musulmani.

1106*

TRASLAZIONE SPOGLIE S. GEMINIANO.

Fu vescovo di Modena, città di cui è anche patrono. Viene venerato come santo dalla Chiesa Cattolica.

NEL RESTO DEL MONDO:

Il 28 Settembre viene combattuta la battaglia di Tinchebray, in Normandia.
Qui si scontrano l’esercito di Enrico I d’Inghilterra e quello di suo fratello maggiore Roberto II di Normandia.
I cavalieri di Enrico riportarono una vittoria decisiva , catturando Roberto ed imprigionandolo, prima nel Castello di Devizes, in Inghilterra, e, successivamente in Galles, dove Roberto muore.
Enrico I riesce così a riunificare sotto la corona inglese la Normandia.

1106 Muore a Liegi, dopo essere stato costretto ad abdicare, l’imperatore Enrico IV di Franconia, protagonista, insieme al papa Gregorio VII, della lotta per le investiture. L’imperatore, infatti, sfidando il papa si era attribuito il potere di eleggere vescovi e abati e di concedere loro i poteri politici. Il figlio Enrico V eletto imperatore (1106) grazie all’appoggio del papa Pasquale II respinge il dettato del papa sulle investiture continuando la politica paterna.

Solo nel 1122 il Concordato di Worms tra Enrico V e il papa Callisto II pone termine alla lotta per le investiture. L’imperatore mantiene l’investitura dei poteri politici, ma riconosce il diritto esclusivo del papa di concedere l’investitura spirituale. In Germania

1184*

PONTILE

Interventi Campionesi:

La denominazione di “pontile” riferita alla struttura sopraelevata di recinzione presbiteriale rivolta alla navata centrale, ci è pervenuta solo da fonti quattrocentesche, che ne indicano la funzione come luogo per le letture liturgiche.
Il pontile è costituito da un prospetto di lastre marmoree scolpite, montato, al livello del presbiterio sopraelevato, su una fila di colonne che funge anche da portico di accesso alla cripta. La sua struttura attuale è in realtà l’esito di una ricomposizione avvenuta durante la campagna di restauri a cavallo tra Ottocento e Novecento, negli anni 1916 – 1921.

NEL RESTO DEL MONDO:

Federico I concorda con il pontefice Lucio III una politica comune di lotta contro l’eresia nel Concilio di Verona

1220-1231*

PORTA REGIA

La Regia di Piazza, impropriamente detta “Porta Regia”, fu aperta agli inizi del Duecento.

L’introduzione di questo nuovo accesso al Duomo è giustificato dall ’importanza crescente della piazza a sud del Duomo per le funzioni laiche e municipali, oltre che commerciali, determinò quindi il bisogno di costruire un ingresso monumentale, che manteneva una relazione assai diversa con il tessuto urbanistico rispetto alla Porta dei Principi collocata sullo stesso lato dell’edificio, ma verso la facciata.

Vennero fatte pitture murali all’interno del duomo, di cui restano tracce nei sottotetti.

vennero fatte pitture murali all’interno del duomo, di cui restano tracce nei sottotetti.

.

NEL RESTO DEL MONDO:

Il papa Onorio III incorona nella Basilica di San Pietro Federico di Svevia imperatore purché mantenga l’impegno di assicurare la libertas Ecclesiae. L’imperatore promette di abrogare norme legislative emanate dai comuni e contrarie agli interessi della Chiesa, di confermare l’esonero della Chiesa dalla contribuzione fiscale e di catturare gli eretici. L’imperatore, inoltre, promette di partire per una crociata. Sottoscrive questi impegni perché comprende che solo in questo modo può raggiungere i suoi obiettivi: l’incoronazione imperiale, l’alleanza con il papa nella lotta contro i comuni che stavano abusando dei diritti concessi nel 1183 con la pace di Costanza e l’unione tra il Regno di Sicilia e l’Impero.

Costituzioni di Melfi.
Le Costituzioni di Melfi rappresentano la più importante compilazione di leggi del Basso Medioevo.
Vengono promulgate dall’imperatore Federico II nella città pugliese di Melfi e definisco norme e struttura dello stato federiciano. Qui troviamo leggi normanne ancora in vigore, Editti precedenti di Federico e principi giuridici del diritto romano. La concezione del potere che si afferma è assoluta e tra l’Imperatore e i suoi sudditi viene posto un ceto burocratico preparato ed efficiente che deve rendere esecutive le volontà dell’Imperatore.
Per questo il modello di stato federiciano è considerato precursore del modello di Stato moderno.

1230-44*

ROSONE

Il grande rosone situato nella parte superiore della facciata del Duomo è il prodotto di una delle trasformazioni dell’intero edificio attuate dai Maestri Campionesi, oltre un secolo dopo la ricostruzione progettata e realizzata da Lanfranco, per aumentare la luminosità all’interno dell’edificio.

NEL RESTO DEL MONDO:
Il papa Gregorio IX invade il regno meridionale dell’imperatore Federico II non potendo accettare l’accordo sottoscritto nel 1228 dall’imperatore e dal sultano d’Egitto, un infedele. Tale accordo prevedeva un armistizio di 10 anni e la restituzione ai cristiani di Gerusalemme, Betlemme, Nazareth e Sidone. Dopo l’accordo Federico si incorona re di Gerusalemme; non può essere incoronato da un ecclesiastico perché era stato scomunicato.
Il papa sconfitto da Federico, di ritorno da Gerusalemme, è costretto a sottoscrivere il trattato di San Germano con cui libera l’imperatore dalla scomunica e dall’impegno di tenere separate la corona imperiale e quella del regno di Sicilia

1322*

Realizzazione del pulpito da parte di Enrico da Campione. L’originaria struttura trecentesca del pulpito è, però, in gran parte compromessa da interventi, soprattutto quattrocenteschi, che ne sostituirono completamente i rilievi.
Restano la firma e la data riferite alla prima realizzazione dell’opera il cui autore è Enrico da Campione che, una volta terminata l’edificazione della Ghirlandina nel 1319, realizzò il pulpito nel 1322

NEL RESTO DEL MONDO:

Il 28 settembre l’Imperatore Ludovico IV il Bavaro, nella battaglia di Mühldorf, sconfigge e prende prigioniero il suo avversario e aspirante alla corona imperiale Federico III d’Asburgo.

1338*

Dalle cronache cittadine si apprende che la torre viene collegata al Duomo da archi trasversali, abbattuti ma ricostruiti tra ‘800 e ‘900, probabilmente anche con l’intenzione di
frenarne la progressiva inclinazione verso il duomo.

1430-1454*

Vengono costruiti, con fondi delle famiglie modenesi, le volte del Duomo, in sostituzione delle originarie capriate lignee che erano causa di frequenti incendi.

NEL RESTO DEL MONDO:

Pace di Lodi, stipulata dopo l’impressione provocata dalla caduta di Costantinopoli del 1453, pone fine alla guerra tra Francesco Sforza, duca di Milano e Firenze da un lato e Venezia e Napoli dall’altro. Francesco Sforza viene riconosciuto dai suoi nemici come duca di Milano e Bergamo e Brescia vengono restituite a Venezia. Alla pace segue la costituzione della Lega italica a cui aderirono anche altri stati, alcuni piccoli che gravitavano intorno alle principali potenze. Gli stati aderenti si impegnano a mantenere l’equilibrio esistente e a combattere chi tentasse di alterarlo. Garante di questo equilibrio è Cosimo de’ Medici.

1435

Le precedenti coperture vengono sostituite da volte in laterizio, sormontate da una nuova struttura di copertura lignea.

1501-1505*

Terremoti causano gravi danni alla torre e al Duomo che le cronache cittadine documentano

1592

RINNOVO CORO E PRESBITERIO

 

1651*

SOPRAELEVAZIONE ABSIDE NORD

Le tre absidi del duomo riprendono la partitura architettonica ella facciata e dei fianchi: lesene spartiscono i cilindri absidali in sezioni aperte da monofore e da loggette su colonne.

NEL RESTO DEL MONDO:

In Inghilterra, durante il periodo della Repubblica, Oliver Cromwell, che in quel momento governa il paese insieme al Parlamento, privato però della Camera dei Lords, promulga il Navigation Act.
Tale provvedimento riserva il commercio con l’Inghilterra solo alle navi inglesi o a quelle che battono la bandiera del paese di origine e produzione delle merci.
Tale provvedimento viene preso per contrastare il monopolio di fatto che l’Olanda aveva creato in Inghilterra su alcuni prodotti provenienti dall’area del Baltico e negli anni successivi sarà causa di almeno due guerre tra i due Stati.

1671*

Altro terremoto di cui sono documentati i danni.

1820*

Costruzione della Cella funeraria del duca Ercole III. Nel 1897 le spoglie del duca sono traslate nella chiesa di San Vincenzo.

NEL RESTO DEL MONDO:

Nella notte tra il 1° ed il 2 luglio a Nola, in provincia di Napoli, esplode un moto rivoluzionario per iniziativa di un gruppo di carbonari guidati dal prete Luigi Minichini, e di un centinaio di militari comandati dagli ufficiali Michele Morelli e Giuseppe Silvati. Subito al moto insurrezionale aderiscono anche alcuni esponenti dei vertici militari, tra i quali il generale Guglielmo Pepe, simpatizzante del precedente governo di stampo napoleonico guidato da Gioacchino Murat. A quel punto il restaurato sovrano Ferdinando I, ormai isolato, si trova costretto a promettere la concessione di una costituzione sul modello di quella spagnola del 1812.

A Modena il Duca Francesco IV d’Asburgo d’Este emana decreti con cui dichiara colpevole di lesa maestà chiunque sia affiliato alla Carboneria e istituisce un Tribunale Speciale.

Il 20 gennaio con la ribellione di una guarnigione spagnola, in partenza per sedare la rivolta per l’indipendenza delle colonie in America Latina, ha inizio un moto rivoluzionario in Spagna che costringe il re Ferdinando VII di Borbone a ripristinare la costituzione di Cadice del 1812, abolita da sovrano nel 1814, tornato sul trono. Il sovrano è costretto a ripristinare le libertà costituzionali e a indire elezioni politiche in cui i liberali conquistano la maggioranza. Le vicende spagnole ebbero delle ripercussioni in tutta Europa e contribuirono ad accelerare lo scoppio della rivoluzione nel Regno delle Due Sicilie

1878-1881*

Si procede al consolidamento delle travature lignee sopra le volte. Il progetto prevede il consolidamento delle travi che, dal precedente intervento avvenuto nel 1455, posavano sui diaframmi trasversali sostenuti dagli archi, e non sui muri longitudinali. Inoltre si realizzano i salienti sulle navate laterali, che hanno la funzione di contrafforti, e che vanno a raccordarsi ai semi pilastri e che sono addossati ai muri della navata maggiore.

NEL RESTO DEL MONDO:

Visita a Modena del re Umberto I, succeduto lo stesso anno al padre Vittorio Emanuele II, e della Regina Margherita.

1881-86

All’interno della stessa campagna di restauri viene inoltre ripavimentata la cripta, consolidata la Porta dei Principi, viene aperto un fossato attorno alle absidi per risanarle dall’umidità e vengono demolite le quattro botteghe addossate al fronte sud del Duomo in corrispondenza del Palazzo Vescovile.

BASAMENTO

 

1887*

In nome del ripristino dell’aspetto originario del paramento murario, vengono demoliti tutti gli strati di intonaco sovrappostisi negli anni, tra cui ricordiamo quello più antico del 1230 con decorazione di carattere architettonico imitante un paramento murario in bicromia rossa e bianca e quellopiù recente rinascimentale (secoli XV-XVI), dei quali rimane ancora visibile qualche traccia.
In questi anni vengono inoltre ridipinte le calotte delle absidi con finti mosaici in stile bizantino.

NEL RESTO DEL MONDO:

Il 26 gennaio una colonna italiana è massacrata a Dogali in Eritrea, annientata da un contingente etiopico che aveva precedentemente intimato lo sgombero del presidio italiano a Moncullo. La sconfitta di Dogali provoca l’immediato blocco di ogni progetto di espansione coloniale italiana. In molte città italiane si svolgono manifestazioni popolari contro la politica coloniale in Africa e alla Camera vengono rivolte accuse durissime al governo. I socialisti lanciano la parola d’ordine “né un uomo, né un soldo” per imprese coloniali in Africa.

In Italia dopo la morte in luglio di Agostino Depretis la presidenza del Consiglio, oltre al ministero degli esteri e degli interni, è assunta da Francesco Crispi che, come molti democratici risorgimentali, aveva attuato una trasformazione della sua politica: da rivoluzionario mazziniano, sostenitore della repubblica a suffragio universale si era convertito alla monarchia ed era diventato un ammiratore della politica autoritaria di Bismarck. In politica interna accentua il rafforzamento del potere esecutivo e in politica estera, dopo alcuni colloqui con il cancelliere tedesco, rafforza l’impegno italiano nella Triplice alleanza, ottenendo delle condizioni più favorevoli per l’Italia. In politica coloniale, interessato a rilanciare il prestigio italiano, riprende l’espansione coloniale nel Corno d’Africa.

1891-1894*

Raffaele Faccioli dell’Ufficio Regionale realizza i restauri della facciata secondo il precedente progetto del Barberi, eseguendo i seguenti interventi: chiusura delle finestre quadrilobate, ripristino delle antiche monofore, restauro del rosone con sostituzioni lapidee e consolidamenti con
grappe e staffe, rimozione dei manifesti e degli annunci funerari in pietra applicati sulla facciata, rimozione dell’intonaco nelle gallerie delle loggette, smontaggio e rimontaggio del protiro di facciata.

NEL RESTO DEL MONDO:

Papa Leone XIII emana l’enciclica “Rerum Novarum” “della condizione operaia” con cui la Chiesa mostra maggiore interesse per i problemi legati alle trasformazioni economiche e sociali dell’Italia. L’enciclica segna, infatti, un momento decisivo per la formulazione di un programma di intervento dei cattolici nelle questioni sociali e il suo risultato è la formazione di molte associazioni cattoliche e un maggiore attivismo dei movimenti cristianosociali; si definiscono i principi della dottrina sociale cattolica. Cresce, inoltre, l’influenza della Chiesa fra i lavoratori.

1896*

Si costituisce il Comitato per i Restauri del Duomo, il cui segretario è Tommaso Sandonnini.

NEL RESTO DEL MONDO:

L’esercito italiano, mandato da Crispi, dopo due sconfitte di entità minore subite dalle truppe ad Amba-Alagi e a Maccalè, viene definitivamente sconfitto dall’esercito etiopico ad Adua. 6000 italiani perdono la vita sul campo di battaglia. In Italia scoppiano violente dimostrazioni contro la guerra coloniale, che aveva comportato un inasprimento del sistema fiscale, e lo stesso Crispi che è costretto a dimettersi. Gli succede Di Rudinì, un moderato di centro, che firma il trattato di pace con il Negus Menelik con cui si conclude la guerra d’Africa.

1897-1898

Il Barberi, tecnico incaricato dalla Fabbriceria, riporta le absidi alle originarie forme romaniche. Riduce l’abside settentrionale, che tra il 1651 e il 1664 era stata rialzata con un tamburo finestrato per ospitare la Cappella delle Reliquie e ripristina le antiche aperture, riducendo le ampie finestre settecentesche alle originarie monofore.egati

1898-1905

Vengono realizzate le proposte di isolamento del fianco nord e sud del Duomo. Secondo il progetto dell’architetto Tosi dell’Ufficio Regionale, in seguito al benestare del Ministero, viene demolito il loggiato quattrocentesco delle canoniche che si addossavano alla navata nord e viene demolita la sagrestia cinquecentesca. Una parte di loggiato viene ricostruito sul fronte sud del cortile.
Per collegare la nuova sagrestia alla Cattedrale viene costruito un passaggio in stile, recuperando una bifora esistente. Vengono inoltre demoliti e ricostruiti gli arconi cuspidati di collegamento della Ghirlandina con il Duomo. Sul fianco sud viene demolita una porzione del Palazzo Vescovile, aprendo un passaggio su Piazza Grande.

1911-1912*

Restauro dell’intera fiancata meridionale e dei protiri.

NEL RESTO DEL MONDO:

Guerra italo-turca per la conquista della Tripolitania e della Cirenaica. L’Italia dichiara guerra alla Turchia, che ormai controllava debolmente questi territori, il 27 settembre del 1911. L’occupazione francese di alcune città del Marocco (1911), in aperta violazione del mandato ricevuto dalla Francia dalla conferenza di Algeciras del 1906, rende, a giudizio di Giolitti, la situazione internazionale favorevole alla impresa italiana. Decisive sono però le pressioni di alcuni gruppi economici, come il Banco di Roma che aveva investito in imprese in Libia. La guerra si conclude con la pace di Losanna del 1912 in base alla quale la Turchia riconosce all’Italia il possesso della Tripolitania e della Cirenaica e si impegna a fare cessare le azioni di guerriglia, organizzate dalle popolazioni contro gli occupanti. A garanzia di tale impegno la Turchia cede all’Italia le isole del Dodecanneso.
In provincia di Modena il 27 settembre viene proclamato uno sciopero generale contro la guerra. L’intervento delle forze dell’ordine pubblico provoca un morto e diversi feriti .
Trenta sono i soldati modenesi caduti.

1912-1914*

Si procede ai lavori di restauro dell’interno, tra cui il rifacimento della scala a sud del presbiterio e l’abbassamento del livello della pavimentazione delle navate di 40 cm. Lo scavo permette di riscoprire alcune fondazioni delle antiche basiliche. Vengono inoltre demolite le cappelle che erano state costruite a ridosso delle pareti interne delle due navate laterali e vengono diradati gli altari e gli arredi. L’unica superstite a questa campagna di “spoliazione” promossa dal Comitato è la cappella quattrocentesca di San Bernardino detta anche Bellincini.

NEL RESTO DEL MONDO:

28 giugno a Sarajevo viene assassinato da uno studente serbo, Gavril Prinzip, l’erede al trono austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando. Il 28 luglio 1914 l’Austria dichiara guerra alla Serbia e il 3 agosto la Germania, alleata dell’Austria Ungheria nella Triplice Alleanza, dichiara guerra alla Francia, quindi viola la neutralità del Belgio (4 agosto). Dopo questo atto di forza la Gran Bretagna decide l’ingresso in guerra contro la Germania. Ha inizio la I guerra mondiale nota anche come Grande guerra, espressione di origine più popolare che storiografica.

1917-1920

Il Comitato affida all’Ing. Barbanti il progetto di ripristino del pontile campionese, secondo le ricerche e gli studi di Sandonnini.

1923

Viene rinnovata la pavimentazione del sagrato e costruito un basamento su tre gradini davanti al Portale Maggiore.
Vengono inoltre ricollocati alla base del protiro i leoni romani originali.

1936

RIPRISTINO TORRETTE E FACCIATA.

La facciata è a silenti che riflettono la forma interna delle navate, con tetti spioventi ad altezze diverse. Due poderose paraste dividono la facciata in tre campiture.

Vengono ricostruite le due Torrette cuspidate sui salienti della facciata, crollate durante il sisma del 1671.

1946-1948

Si procede al consolidamento e completamento delle parti danneggiate dai bombardamenti bellici del 1944, tra cui la Porta dei Principi e la settima e la ottava semicolonna e i relativi basamenti del fronte nord su via Lanfranco.

1956

Restauri della cripta e apertura del Museo del Lapidario. Le metope in pietra di Vicenza, vulnerabile agli agenti atmosferici, vengono protette nel Lapidario e sostituite con delle copie in pietra d’Istria.

1975-1978*

Restauro dei rilievi di Wiligelmo e delle sculture di facciata.

1994-1946

DANNI BELLICI E RICOSTRUZIONI

1975-1976

Restauro dei rilievi Wiligelmici e delle sculture di facciata secondo le indicazioni dell’ISCR.

1979-1984

I lavori di restauro si estendono all’intera facciata, sotto la supervisione della
Soprintendenza di Bologna e la direzione dei lavori affidata al restauratore Uber Ferrari.
Sul rosone si interviene rimuovendo le grappe e le staffe metalliche ossidate e consolidando le fessurazioni con perni metallici
e iniezioni di resina epossidica. Si restaurano, inoltre, le vetrate, sostituendo le parti non originali e rinnovando i listelli in piombo.

1984-1996

La campagna di restauri si estende al lato nord e alla Porta della Pescheria, al pontile campionese (1988), alla copertura (1989), alle Porte Regia e dei Principi, concludendosi con il restauro del lato sud e delle absidi (1994). Dalle relazioni di restauro ci è noto che le operazioni effettuate sul paramento lapideo consistono, oltre ad interventi puntuali di stuccatura, nel consolidamento con perni in acciaio, nella pulitura mediante impacchi di soluzione acquosa di carbonato di ammonio e nel consolidamento e nella protezione finale mediante resina acrilica paraloid e cera microcristallina.

1997*

Si è visto così il recupero della decorazione ad affresco dell’ambito del Bianchi Ferrari della volta della Sagrestia, con l’aggiunta di un fondo privato a quello del Mibac. Nello stesso frangente si restaurarono alcune delle pale d’altare, di Ludovico Lana e di Giuseppe Romani, che ornano la sagrestia.

NEL RESTO DEL MONDO:

clonazione percora Dolly + morte madre Teresa di Calcutta + premio Nobel a Dario Fo

1999

Al restauro avviato dal Capitolo per il fonte battesimale nel 1999, fece seguito, con contributo privato, quello per il Presepe in terracotta di Antonio Begarelli.

2000

Sempre su iniziativa di sponsor, è stata restaurata, con recupero dell’antica cromia, la statua in marmo del San Geminiano di Agostino di Duccio.

2001

Subito dopo l’inaugurazione dei Musei del Duomo per l’evento del Giubileo, si fece manutenzione sugli affreschi romanici staccati raffiguranti Apostoli e Angeli, che ancora attendono una più mirata sistemazione rispetto a quella, ancora provvisoria, che li vede appesi lungo le pareti della scala di accesso al Tesoro. Tale Museo ospita due degli arazzi fiamminghi del Maestro della Marca Geometrica (sec. XVI), l’Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre ed il Diluvio Universale, che sono stati i primi della serie di venti ad essere scelti per il restauro dalla Fondazione Rangoni Machiavelli di Modena.

2007-2009

L’arredo fisso interno della Cattedrale ha visto dal 2007 al 2009 la manutenzione conservativa della Cappella Bellincini e, nel 2008, l’intervento conservativo per le sculture dei Maestri Campionesi che, sotto al pontile, ornano la loggia di accesso alla cripta.

2005-2014

A seguito del distacco di un frammento di cornice dalla facciata del Duomo, nel 2005 viene effettuato un immediato sopralluogo dai tecnici del Capitolo, dal Comune e dalla Soprintendenza.
Il paramento lapideo del monumento appare seriamente compromesso, per cui si decide di programmare un piano di intervento. In una prima fase si interviene sul rosone e si avvia una manutenzione straordinaria della copertura sul lato nord.
Negli anni successivi si estende l’oggetto di intervento all’intera facciata su corso Duomo, al fianco settentrionale su via Lanfranco, al fianco meridionale su Piazza Grande e infine alle absidi, con il parere positivo dell’ISCR.
Il progetto di restauro del paramento lapideo mira a risolvere i sintomi di sofferenza e rischio locale, avviando allo stesso tempo un processo di conoscenza pluridisciplinare e di raccolta dati, che possa presto confluire nella fase successiva, lo studio del comportamento statico e dinamico globale del complesso Duomo-Ghirlandina. Con questa intenzione, il Capitolo e la Fabbriceria nell’ottobre 2008 istituiscono un Comitato Scientifico per indagare le questioni strutturali più complesse, relative al lungo periodo e alle sollecitazioni globali del sistema Duomo-Ghirlandina.
Nell’arco temporale 2005-2014, il monumento può beneficiare, in sintesi, delle seguenti indagini:
Mappatura del degrado
Mappatura dei litotipi e analisi delle malte Indagini di laboratorio sul paramento lapideo esterno
Catalogazione in archivio informatico SICAR degli interventi di restauro eseguiti
Endoscopie sul paramento lapideo, sulla struttura muraria della facciata e sul retro delle lastre wiligelmiche Indagini soniche e radar sul rosone, sul protiro di facciata e sui torrini
Indagini soniche e radar per la determinazione della consistenza e delle caratteristiche meccanich delle murature
Indagini radar sul pavimento delle navate
Indagini soniche delle lesioni nei piani d’appoggio delle colonnine dei matronei esterni
Rilievo del quadro fessurativo e studio dei dissesti storici
Rilievo laser scanning della struttura e livellazione topografica altimetrica
Rilievo laser scanning dell’apparato scultoreo
Studi sul comportamento statico e sulla vulnerabilità sismica
Piccoli sondaggi e scavi archeologici
Carotaggi localizzati sulle strutture di fondazioni a scopi diagnostici
Prove penetrometriche e studi geotecnici
Implementazione del sistema di monitoraggio strumentale
Indagini su micro campioni di pittura murale
Indagini sulle malte

2012

Ancora in corso. Grazie ad un cospicuo finanziamento del MiBAC è stato avviato il restauro di cinque arazzi: due sono ancora in fase di restauro, mentre altri tre – raffiguranti le Storie della Genesi, Il sacrificio di Caino e Abele, La costruzione dell’Arca e L’Imbarco degli animali sull’Arca – sono stati oggetto di pulizia e manutenzione e riconsegnati ai Musei del Duomo nel 2017.
Grazie all’interessamento del Capitolo Metropolitano e con fondi stanziati da fondazioni e istituzioni private e sponsor, negli ultimi anni sono stati effettuati alcuni restauri conservativi:
Il sisma del 2012 induce una serie di danneggiamenti per cui vengono avviate immediate opere di messa in sicurezza per consentire di tenere aperta la Cattedrale. 

Negli anni successivi viene elaborato ed approvato il Progetto di Riparazione con Rafforzamento locale. I lavori, iniziati nel novembre 2017, sono ora in fase di conclusione.

2016

Monumento funebre di Francesco Maria Molza del 1516.

2017

Rilievi scultorei nelle Porte della Pescheria, dei Principi e nel Pulpito su Piazza Grande.

2018

Portoni lignei degli ingressi in facciata.

2019

È già stato finanziato grazie al concorso Opera Tua 2018 bandito da Coop Alleanza sostenuto da Fondaco e sarà eseguito a inizio 2019 il restauro conservativo della grande Pala di San Sebastiano di Dosso Dossi.

* l’asterisco indica la collaborazione alla ricerca dei contenuti da parte di studenti di altre scuole di Modena. (Liceo Muratori e Liceo Tassoni.)