Il futuro è alle spalle.

I grandi monumenti conservano la forma della città nel tempo.

Apri i cassetti della memoria.

Osserva il nostro passato.

Nel nostro patrimonio si nasconde anche il nostro futuro.

GHIRLANDINA

 

 

 

 

 

 

 

1099-1319

Costruzione Ghirlandina:

A fianco dell’abside del Duomo, si proietta verso l’alto con i suoi 89.32 metri, agile e slanciata, nelle sue armoniose proporzioni, la torre Ghirlandina, simbolo della città di Modena.

Il dibattito sulla cronologia della Ghirlandina è  tuttora aperto perché mancano, per le prime fasi costruttive, fonti storiche dirette. Entro il 1160 circa, si scavarono le fondamenta e si innalzò la torre fino a 11 metri di altezza. Tra il 1167 e il 1184, dopo una breve pausa a causa dell’assestamento del cantiere, la costruzione arrivò al quinto piano sormontato da quattro torrette angolari. Nel 1261 venne costruito il sesto piano, inglobando le torrette. Nel 1319 la torre venne terminata con la cuspide ottogonale, squisitamente gotica e in origine ornata da numerose guglie, su disegno di Enrico da Campione.

1325

Per oltre 300 anni Bolognesi e Modenesi si fronteggiarono in infinite guerre, battaglie, scaramucce; i primi, guelfi, schierati dalla parte del Papa; i secondi, ghibellini, alleati dell’imperatore di Germania, si contendevano continuamente il possesso dei territori tra Bazzano, Savigno, Monteveglio che, per tale ragione, erano costellati di rocche e castelli.

Si narra che i modenesi “rapirono” una secchia di legno per scherno, ad indicare che loro erano abili nel fare affiorare l’acqua tramite pozzi artesiani mentre ai bolognesi serviva la secchia per attingere l’acqua nella profondità dei pozzi. Ora la secchia è custodita nella Torre della Ghirlandina del palazzo Comunale di Modena.

Nel Gennaio 1326 fu stipulata la pace e parecchi castelli e possedimenti furono resi ai bolognesi.

1344-1488

Nel 1344 il penultimo giorno di giugno un fulmine colpì un capitello in alto della torre della chiesa maggiore, a lato di sotto, e gettò giù delle pietre del capitello e provocò guasti per uno spazio di sei braccia, e l’anno successivo. Il giorno di Giove 28 luglio un fulmine cadde su un capitello della torre della chiesa maggiore di Modena, spezzando una pietra alla sommità di questa torre, sopra la quale c’è il pomo, e colpì in altre cinque parti della torre, procurando a essa un danno ingente, facendo cadere con la folgore e la tempesta pietre fino alle case di quelli di Trenti nella via dei beccai e anche più in là, e la tempesta, la pioggia e i tuoni continuarono dopo l’ora nona per quasi mezz’ora. Ancora nel 1347, giorno di Marte 12 maggio, di notte, una folgore colpì e bruciò il torresello della chiesa maggiore di Modena e uccise uno dei custodi della torre”.

1501-1544

Anche la Ghirlandina, torre simbolo della città, a causa delle scosse del 29 Maggio 2012 si è mossa. Gli strumenti hanno rilevato uno spostamento verso il Duomo. Tuttavia, contrariamente a quanto accaduto in altri eventi sismici, la Ghirlandina nell’arco di pochissimo tempo è tornata al suo posto.

1607-1609

Durante il periodo di ricostruzione e modifica vennerò fatti scavi per verificare la stabilità. Causati da problemi di infiltrazione, inclinazione e distacco delle pietre.

Successivamente nel 1609 vennero ingrossati i pilastri.

1666-1733

L’architetto Marco Costa utilizza lo “stucco” per chiudere le fenditure della torre.

Nel 1733 Massari utilizza il piombo per sigillare il rivestimento. 

1810

Sempre nella fase di restauro, l’ingeniere Manetti adoperò un particolare cemento
composto da tegole polverizzate e passate a
calcinarsi in fornace, arena grossa di fiume ben
dilavata e grasso di maiale.

1890-1897

Fine fase restauro, con sostituzione del rivestimento della guglia.

1972-1973

L’inquinamento ambientale favorì ad un ulteriore distacco delle pietre, maggiori infltrazioni e problemi di stabilità. Vennero perciò eseguiti interventi di restauro utilizzando resine epossidiche.

2005-2011

Nel 2005 ci fu la caduta di un frammento, e ciò determinò l’inizio di varie indagini su analisi chimiche,geotecniche e archeologiche e studi storici.

Nel 2007 una volta eseguite queste indagini venne messo a punto un progetto diagnostico basato su vari test e metodologie di prodotti, che portò all’avvio del restauro terminato nel 2011.

PIAZZA GRANDE

 

 

 

 

 

 

 

 

1099

La piazza nasce come momento di partecipazione popolare. Nella sua configurazione monumentale, che si va strutturando nei secolo XI-XIV, è specchio della vita religiosa, civile ed economica della città. Nella piazza, fin dalle origini del comune, si teneva il mercato; le Corporazioni d’Arti e Mestieri vi
tenevano i propri banchi, secondo le prescrizioni degli statisti cittadini.

sec. XII

Palatium vetus su via Scudari, sec. XII

1200

Ipotesi ricostruttiva della Piazza nel Medioevo con i diversi edifici comunali: al n.20 l’area delle case abbattute nel 1220

Inizio secolo XIII

Palazzo dei notai o della ragione, inizio sec. XIII, sala delle bifore, in origine parete esterna

1327

F. Manzini (sec. XIX), ricostruzione ideale della piazza nel Medioevo

Negli “Statuti” del 1327 si stabilisce che “quando un popolano è ferito o percosso da un magnate, da un prepotente, le case dell’offensore devono essere saccheggiate e distrutte dalle fondamenta e tutto il legname che si trova nelle dette case deve essere portato immediatamente a spese del Comune sulla piazza del Comune e qui consumato col fuoco

Dalla lettura degli “Statuta Civitatis Mutinae” si desumono le più antiche notizie sul costruire a Modena, riferite dall’anno
1327. Da questi testi – soprattutto nei primi cinque Libri – si desume che tra le competenze dei muratori (i “muratores”) oltre a
quello di costruire muri anche per le cinte cittadine, rientra quello di lastricare (tavellare) le strade, come recitano diverse
rubriche.
Nel secolo XIV basta menzionare negli Statuta, fra le opere dei “Muratores”, la pavimentazione della via, e si accede ad
una serie di informazioni sul mercato edile “de tavellanda via itur al pratum mercati” entro le mura cittadine. I Muratores
erano gli eredi di quelli definiti “Maestri Commacini” nell’editto di Rotari del 643, e particolarmente rappresentati in Modena
all’epoca della costruzione del Duomo (nei secoli XI e XII). Nell’ambito dell’arte muraria erano compresi anche i
“Tagliapietra” ossia gli “Scalpellini”. Già in questa età nell’uso dei materiali per le pavimentazioni si deve distinguere la
“pietra cotta” ( il mattone) dalla “preda viva” (la pietra naturale): sono lastre provenienti, in quei tempi, da Varana, da
Montegibbio e da Baiso il paese dei Tagliapietra.

1412

Verso la fine del XIV secolo, Nicolò III Signore di Ferrara, esercita il suo potere anche sulla città di Modena, ormai definitivamente dominio Estense. La piazza necessita di lavori di sistemazione e la prima cosa da farsi è quella di riassestarne il fondo con pietre e calcina. I deputati comunli si riunirono nella piazza stessa nel gennaio 1412, presente un notaio e stipularono un contratto con tale Giovanni che possedeva una fornace in “borgo Albareto”. Le pietre (mattoni), sistemate
“di coltello” e unite con calcina, formano un fondo ottimo e uniforme sul quale si può sostare anche d’inverno.

1431

Si cominciano a “tavellare” , cioè a selciare con “tavelle” (pietre larghe e quadre) tutte le parti della piazza che sono al di fuori di quella prima selciatura del 1412. I lavori iniziano dal “mercato ovorum”, la Piazzetta delle Ova di oggi, e si prosegue dalle absidi del Duomo sino alla via Claudia (l’attuale Via Emilia). Anche le “bocche di piazza” furono oggetto di selciatura, perchè facevano parte della piazza stessa.

1474

L’orologio artistico nella facciata della vecchia torre del Palazzo Comunale ha dei problemi; mentre si pensa di fare
funzionale il nuovo orologio, si procede anche ai lavori di restauro alla torre vecchia, malandata e pericolante a causa
delle sue fondamenta nel Canale d’Abisso che scorre sotto il palazzo stesso, come conferma una voragine che si è
pericolosamente aperta nella “bocca del Castellaro”: il Canale d’Abisso scorre in piazza, proveniente da sud, nel lato
orientale, attraversa la via Castellaro, passa sotto il palazzo comunale per uscire in Piazzetta delle Ova e continuare, oltre la
via Emilia, sotto l’attuale Piazza Mazzini, dirigendosi a nord verso l’antico castello ducale.)

1476

l’Ufficio della buona opinione fa scolpire i pesi e le misure sulla base della Bonissima e in seguito nell’abside maggiore del Duomo, dove ancora si possono osservare.

1494

La piazza costituiva anche uno scenario per i festeggiamenti dei ceti dirigenti della città. Ad esempio nel 1476 Ercole I fu accolto da vero trionfatore in quella Modena nella quale aveva soggiornato prima di ricevere il potere e che si attendeva in cambio un trattamento di favore. Le feste pubbliche culminarono il 9 giugno con una giostra al mattino ed una rappresentazione allegorica pomeridiana, spettacoli che occuparono tutta la piazza.

1508

Termina la costruzione della “Torre dell’Orologio” del Palazzo Comunale

1515

Nella piazza si mette in gioco spesso il destino interno della città: come il 4 maggio 1515, quando Carandini, Fogliani e Pazzani riuscirono a riempire questo spazio di 2000 uomini raccolti dalla campagna e dalla montagna e arrivarono a cacciare di città Rangoni, Tassoni e Grillenzoni

1522

Si hanno le prime testimonianze archeologiche, in concomitanza con la costruzione del portico
del Palazzo Comunale presso la Torre dell’Orologio. Il 7 novembre di quell’anno, Tommasino
de’ Bianchi, nella sua cronaca, descrive il ritrovamento di una tomba a cassa laterizia e di una stele figurata iscritta. È probabile che la stele fosse stata reimpiegata con testo e decorazione a vista, come
copertura di una sepoltura tardoantica.

1537

Durante il regno del duca Alfonso d’Este di Ferrara, la “fabbrica” che più fa parlare è quella delle nuove “beccherie”, costruzione situata a sud della piazza e con l’ingresso principale nella “bocca di piazza” che prenderà il nome di “Via delle
Beccherie” (l’odierna Francesco Selmi) e un ingresso secondario in “Via della Carcere” (l’odierna Via Allbinelli).

1542

La pavimentazione in cotto della Piazza Grande permase poichè, nel 1542, si costruirono i gradini per accedere ai portici di tutti i palazzi comunali prospicienti la piazza e la cui pavimentazione del
primo Quattrocento ancora in essere era più bassa. Solo in seguito successive ripavimentazioni alzarono progressivamente il
piano di calpestio della piazza.

1546

Niccolò dell’Abate affresca la sala del Fuoco in palazzo Comunale rappresentando la Guerra di Modena

1552

Alcuni monumenti (stele e sarcofagi) sono stati collocati sul sagrato del duomo e in piazza dopo essere stati scoperti tra il 1546 e il 1552, in questo anno in particolare è avvenuto il ritrovamento di due elementi, reimpiegati proprio in corrispondenza dei pilastri dell’arco della Torre dell’Orologio del Palazzo Comunale. Le motivazioni del reimpiego in epoca rinascimentale delle antichità esibite dalle famiglie nobili in questo luogo confermano il ruolo civile, politico, sociale, religioso che il complesso monumentale di piazza Grande nel tempo non ha mai perso.

1571

il Capitolo del duomo chiede che vengano spostati i porci, troppo vicini alla chiesa e i Conservatori deliberarono che i porci dovevano essere venduti, nonostante fosse più scomodo per i cittadini, fuori città, insieme agli altri animali – simbolo del conflitto tra sacro e profano nel possesso e nell’utilizzo della piazza, sospesa tra sacralità del luogo di culto e materialità dell’economia cittadina.

1580

Il Duca Alfonso II di Ferrara, amante delle arti e protettore degli artisti, fa allestire feste in
piazza, e per decoro della medesima, la fa «salegare»: viene cioè selciata con pietre messe di coltello e con tavelloni, ovvero pietroni quadri di terracotta. Per l’occasione verrà redatto il primo disegno planimetrico della piazza con i suoi contorni e le sue «bocche» o ingressi, a cura del perito comunale Paolo Castro, disegno ora conservato presso l’Archivio Storico Comunale di Modena.
Gran parte delle antiche pavimentazioni rinascimentali in «cotto di coltello» furono rinvenute in livelli sottostanti le pavimentazioni in «ciottoli di fiume» (la prima in sasso risale al Seicento) nel corso dei lavori di scavo nell’anno 1985, quando al di sotto delle più recenti selciature in «giaroni» di fiume di forma tronco-conica si evidenziarono chiaramente i sottostanti pavimenti in «pietra cotta».

1598

Dalla Piazza partivano i tumulti, come quello che scoppiò poco dopo il trasferimento della corte degli Este a Modena, nel 1598, quando la folla chiedeva il pane, che era venuto a mancare sul mercato.

1599

in occasione dell’elezione cardinalizia di Alessandro d’Este, viene organizzata una festa tra Palazzo, Duomo e Castello che durerà alcuni giorni.
La piazza si animava anche di saltimbanchi e presenze inconsuete, come nel 1610 “è qua che certi che ahnno una leona e tigre che le mostrano e le maneggiano, bacciano e giuocano sieco come se fossero cagonletti; certobella cosa vedere animali così feronzi, tanto mansueti”.

1641

Gli scontri tra il clero, appoggiato dal duca e i commercianti, difesi dai Conservatori si fecero aspri e presero le forme di un conflitto armato. Per risolvere la lite si ridisegnarono i confini entro quali era possibile mercanteggiare nella piazza.

1680

I sarcofagi e le stele reimpiegate in piazza e intorno al duomo vengono spostati nel cortile delle canoniche

1692

E’ il secondo disegno planimetrico di Piazza Grande, nel quale vengono definite le ripartizioni per le competenze di gestione.
Mappa redatta dal perito Carl’Alberto Loranghi nel 1692 (Fonte: Archivio Storico Comunale di Modena). Si noti in alto a destra, la presenza di un pozzo per le acque bianche, utile al mercato. Pozzo che verrà documentato visivamente da un dipinto settecentesco – depositato presso il Museo Civico. (Tratto da: Luciano Serchia, Sergio Piconi, Cristina Acidini Luchinat – I RESTAURI DEL DUOMO DI MODENA, 1875/1984 – ED. PANINI, 1985).

Si comincia di nuovo a lavorare per rifare il fondo della piazza, ormai molto dissestato: il perito
Carl’Antonio Loranghi presenta un semplice disegno che ne mette in evidenza i limiti e gli scomparti.
Nel disegno, conservato anch’esso presso l’Archivio Storico Comunale di Modena, il lastricato della piazza è diviso in scomparti che rispettavano gli ambiti di pertinenza del Comune e dei Canonici per la manutenzione. Di vario tipo erano i materiali usati per la pavimentazione: lastre di selce, tavelloni di cotto e ciottoli di fiume con mattoni messi di coltello per le cordonature.

1776

E’ il terzo disegno planimetrico di Piazza Grande, il quale indica con la Lettera A il selciato appartenente alla Fabbrica di S. Geminiano (che nella mappa originale è dipiunto di colore verde). Mappa redatta dal perito comunale Giovan Battista Massari nel
1766. Fonte: Archivio Storico Comunale di Modena, Foto Roncaglia & C.

La piazza si presenta, a causa della gran quantità di rivenditori disposti in ordine sparso, senza una netta distizione fra
“piazza del Comune” e “sagrato della Cattedrale”. Dopo una riunione fra i Canonici e i Conservatori si fissa “a perpetuità la Linea di confine delle pertinenze della Fabbrica di San Geminiano riguardo all’Onere della Manutenzione del Selciato della Piazza e colla Protesta espressa, che in quanto ai diritti d’Immunità, Sagrato etc. non s’intendeva d’indur mutazione, e
pregiudizio a chi di ragione, precisamente alla prima Riga di pietre in coltello che ora scorre parallela al muro perimetrale,
ed australe della Chiesa Cattedrale, con questo solo, che per quanto si estende la Fronte dei gradini della Porta Regia
s’intendesse tal Linea trasportata sino alla seconda Riga di pietre e più precisamente come appare dalla Mappa
Massari …”. La Mappa disegnata dal perito comunale Giovan Battista Massari nel 1776, è oltremodo interessante per le
definizioni: quella che oggi è conosciuta come Porta dei Principi, viene detta “Porta Piccola”, il “voltone” che dalla piazza passa nell’odierno Corso Duomo è definito “Voltone”, mentre è detto “voltoncello” quello che unisce la Ghirlandina con le absidi del Duomo. E’ inoltre importante notare la presenza di un “Sepolcro” di fronte alla “regia” (di cui non è azzardato
supporre che si tratti del sepolcro Roncaglia, la cui lapide rimase sino ai primi anni dell’800), e la posizione esatta dell’altare,
piuttosto sporgente, della “Madonna delle Ortolane”. (La mappa redatta dal perito comunale Giovan Battista Massari è reperibile presso l’ A.S.C.Mo).

1796

Dipinto settecentesco che trova riscontro, nelle ripartizioni interne alla piazza, del disegno planimetrico realizzato da Carlo Antonio Loranghi nel 1692. Nel dipinto sono inoltre visibili la nicchia con la Madonna del Begarelli e. in basso, la rastrelliera per I fucili della Guardia. (Depositato presso il Museo Civico).

nel 1796 si innalzarono gli alberi della Libertà e si immaginò, in un breve sussulto di orgoglio civico, di rimettere in vigore gli Statuti del 1547; qui una statua di Minerva fu esposta al culto come Dea Ragione; qui si celebrarono, e li ricorda una lapide sulla Ghirlandina, i plebisciti del 1859; qui, nello scorrere del tempo, l’amaro orrore della fucilazione del 1944; e qui, giustamente, in rispetto della simbologia cittadina di antica ascendenza ai piedi della torre, il Sacrario dei Caduti per la libertà degli anni 1943-45.

1796

Il 29 maggio 1796, sull’esempio della vicina Reggio Emilia, un nutrito gruppo di modenesi dichiaratasi repubblicani, dà sfogo a manifestazioni di grande esultanza durante l’erezione di “un albero della Libertà” in Piazza Grande l’altro “albero della libertà”, innalzato sempre in piazza il 7 ottobre 1796, quando ormai anche Modena è del tutto in mano francese è un pioppo cipressino, ma ornato di bandiere francesi e del tricolore italiano, attorno al quale i cittadini ballano e cantano, facendo eco alle voci degli occupanti

1797

terzo albero della libertà, sempre in Piazza Grande

1798

due importanti ordinanze, la prima elimina l’unica usanza del mercato settimanale in piazza, in giorno di sabato, come prescrivevano gli antichi Statuti: da quell’anno il mercato si farà di lunedì, così come vogliono gli occupanti. La seconda ordinanza dispone di togliere dalla piazza, come da ogni altro luogo aperto della città, tutte le immagini sacre opere che scompaiono e che trovano posto all’Accademia di Belle Arti: la Madonna delle Ortolane (fianco meridionale del Duomo), la Madonna della Piazza di Antonio Begarelli (nicchia di fianco all’orologio di Palazzo Comunale), la Beata Vergine Immacolata (cantonata del palazzo d’angolo fra la via Mondatora e la “viuzza dell 18 colonne”),

1801

si fa festa grande, ancora in piazza, attorno a una statua trasformata per l’occasione in “Dea Ragione” secondo lo stile giacobino

1805

Nel 1805, per festeggiare il passaggio da Modena di Papa Pio VII, che nel dicembre dell’anno precedente aveva incoronato Napoleone Imperatore dei Francesi” a Parigi, ricompare in piazza la statua della Beata Vergine Immacolata, ora nella grande nicchia sotto l’orologio di Palazzo Comunale.

1820

Nel 1820, la Pietra Ringadora viene spostata dalla sua collocazione originale, che coincide con quella attuale, ai piedi della torre, verso la via Emilia.

1822

Nel 1822 iniziano i lavori nell’ala del palazzo Comunale verso il Castellaro, per amalgamare con lavori di ristrutturazione le costruzioni modeste che erano sorte in tempi diversi. A lavoro ultimato (1825), il palazzo presenta un lungo portico

1849

Ordini emanati sin dal 1849 con ordinanza ducale “I mercanti di Telerie, Scarpe, Ferrarezze, Chincaglie ecc.” sono disposti in doppia fila presso la Cattedrale e il loro numero non può aumentare “stante la deficienza dello spazio”. Le ortolane, i salumai, i formaggiai e quelli che vendono “paste da minestra” hanno i loro posti in mezzo alla piazza. Per i venditori di “Polleria, Colombi e Selvaggiume” che non sono presenti quotidianamente, si fanno due file ravvicinate e dovranno vendere stando in piedi per non occupare troppo spazio e per lasciare libero quello riservato al corpo di Guardia, che si trova nel lato “a meriggio” della piazza. Sono stati allontanati dal loro abituale posto vicino alla Ghirlandina i pescivendoli e sono passati in quella “bocca” di piazza dove c’è l’imbocco principale delle “beccherie” (ora via Selmi) e prenderà il nome di “via delle Pescherie”. Il mercato della legna, visibile dal voltone di piazza verso Corso Duomo, è stato trasferito in piazzale S. Eufemia.

1859

dopo la partenza definitiva del Duca Francesco V, vengono istituite “Guardie municipali che hanno il dovere “di curare l’osservanza delle Leggi e regolamenti tutti promulgati dal Municipio

1885

Pellegrino Orlandini e figlio, “Modena, antiche case di piazza Grande”, 1885-1894, negativo su vetro, 270×338 mm, Archivio Panini – Fondazione Fotografia Modena

Nel 1885 si comincia a parlare di un nuovo grande palazzo dei Tribunali.
Il concorso, bandito il 25 giugno 1885, viene vinto dall’Ingegner Luigi Giacomo Giacomelli di Treviso. Si comincia subito a dare l’avvio ai lavori, previo abbattimento delle case ormai cadenti della “stamperia Soliani”, della “Resistenza dei Giudici alle Vettovaglie” e di tutte le altre che si trovano in quell’area. …la necessità da lungo tempo sentita di togliere lo sconcio di quelle case cadenti, che formano il lato di meriggio della Piazza Maggiore.

1892

Già nel 1885, per il risanamento del “Vicolo del Bue” e della “Via delle Vaccine” e, soprattutto in ossequio alle “disposizioni testamentarie del benemerito concittadino Generale Commendator Antonio Morandi (che era proprietario di
buona parte dell’isolato a sud della Piazza Grande e ne aveva fatto dono alla Comunità), si inizia a parlare di un nuovo
Palazzo di Giustizia che dovrà occupare tutta quell’area. Venne bandito un concorso per progetti, spediti in busta chiusa e vinse qello con il motto: Imprendi e continua”, redatto dal ing. Luigi Giacomelli di Treviso; si comincia subito a dare l’avvio ai lavori previo l’abbattimento delle case ormai cadenti della “stamperia Soliani”, della “Residenza dei giodici alle Vettovaglie” e di tutte le altre che si trovavano in quell’area (anno 1885). Il Palazzo di Giustizia viene inaugurato nel 1892: la piazza ha così un aspetto nuovo e più armoniico, infatti, il lato meridionale che era costituito in gran parte di casupole ed
era privo della grandiosità degli altri lati, ha ora un aspetto prestigioso.

fine '800

Nel 1899 l’Amministrazione Comunale decise di perforare un pozzo in Piazza, al fine di creare una fontana degna del luogo,
ma dopo la perforazione, il getto dell’acqua era di circa 75 cm e non consentiva la realizzazione di una fontana monumentale. Ci si dovette allora accontentare di una colonnina in ghisa a due getti, che non suscitò molto successo e fu
subito denominata “al salein” Questo monumentino eccitò la buona vena popolare e vi fu perfino un allegro poeta che scomodò, nientemeno, la Ghirlandina perchè dicesse il proprio parere, e la Torre
così parlò: La nuvitè ch’ha fatt parler sta stmane l’è al Monument ed piazza e la fontana apruveda in Cunseli Comunèl. A jò vlu
veder anca me, ed bon matén guardand a bass a jò truvè … un salèn! Perché dzà e dlà n’egh mettni al pevr’ e al sèl ?. ”
(Tratto da: Arturo Rabetti – Modena d’una volta”, Massimo Boni Editore, Bologna 1936.).
La fontana rimase per alcuni decenni in uno stato di provvisorietà, per poi essere successivamente rimossa.

1900

l’isolamento del duomo è recente, risale al 1898 l’apertura di via Lanfranco lungo il lato settentrionale, mentre è terminata nel 1900 quella di calle Campionesi.

Si prospetta l’idea di una fontana da collocare in piazza, che dovrebbe sostituire i due vecchi pozzi (il primo, ubicato
fra l’abside del Duomo e la torre dell’orologio del Palazzo Comunale; il secondo in Piazzetta Torre in prossimità di Via Emilia).
Alla fine però ci si accontenta di una modesta fontanina, anzi un piccolo “salino” (“al Salein”), come la definisce una nota
poesia dialettale, perchè la fontanella è troppo piccola per una Piazza Grande.

1903

Ormai si tratta più che mai di una storia piccola, della storia di una “Piazza Grande” di una non grande città, fra le
tante del Regno d’Italia. Iniziano le peregrinazioni del “chiosco Schiavoni” (di ferro fuso e battuto, opera di Gustavo Zagni),
prospiciente le mura cittadine (il cui abbattimento in questa parte avverrà il 1910 – tra Porta S. Agostino e Porta S. Francesco
– e al loro posto sarà il Viale Vittorio Veneto, inaugurato nel 1925). Il chiosco, prima in Piazza Torre di lato al monumento al
Tassoni eretto nel 1860, poi in Piazza Grande davanti alla prima arcata del portico del Palazzo Comunale, vicino alle absidi
del Duomo, è il ritrovo dei modenesi per gustare le granite. Più tardi, nonostante la presenza dei nuovi pali dell’illuminazione
elettrica, ritorna il buoio con lo scoppio della Prima Grande Guerra.

1910

Foto di Ferruccio Sorgato “Modena, PIazza Grande” 1912-1920.
Negativo di vetro alla gelatina a sviluppo in 6×9 cm – proprietà della famiglia Sorgato – Fondazione Fotografia Modena

il funambolo Strochneider che attraversa la piazza su un filo teso tra Duomo e Palazzo di Giustizia nel 1910 circa

anni '30 del '900

 Nell’ambito del programma di rinnovamento attuato con lo spostamento delle bancarelle nel nuovo Mercato Coperto in via Albinelli, la Piazza viene illuminata con lampadine elettriche.

1936

Benvenuto Bandieri, Modena, Piazza Grande “Le Bancarelle del Mercato”, 1917/1931, Gelatina al bromuro d’argento, 13×18 cm, Archivio Panini – Fondazione Fotografia Modena

Sino al 1936, la piazza fu anche il luogo del mercato cittadino.

Con l’inaugurazione del nuovo Mercato Coperto in Via Albinelli , scompare dalla piazza la bellissima nota di colore e
di vita che era il quotidiano vecchio mercato con le sue bancarelle.

1942

la trebbiatura in Piazza Grande fatta in occasione della cosiddetta “battaglia del grano” il 14 luglio 1942 (fig. 20), la Festa dell’Uva nel 1938 (fig. 21), la manifestazione della Società del Sandrone durante il carnevale nel 1928.

1943

Si avviò la costruzione delle strutture protettive a difesa dagli attacchi aerei, in alcuni
casi anche attraverso la rimozione di elementi di arredo urbano. Nel 1943 furono scavati due rifugi
antiaerei in piazza: il primo sul lato del Palazzo di Giustizia, il secondo sul versante della Cattedrale del medesimo livello, entrambi alla profondità di 3 metri.

1948

Congresso Eucaristico emiliano dell’autunno del 1948 con la celebrazione della messa all’aperto.

1960

Piazza Grande viene trasformata in un parcheggio per automobili.

1963

Sull’area del Palazzo di Giustizia, demolito perché in poco più di sessanta anni aveva costretto
l’Amministrazione Comunale ad una continua e costosa manutenzione, fu costruito il palazzo della Cassa di Risparmio, ora Unicredit, in posizione decisamente più avanzata sulla piazza rispetto al precedente
edificio.

1966

Il Comune decise di affidare a Carlo Scarpa un nuovo progetto di sistemazione di Piazza Grande, del quale rimangono a  testimonianza due fotografie del modello di una prima soluzione e il modello vero e proprio in legno di una seconda, conservati entrambi presso l’Archivio di deposito del Comune di Modena e una serie di schizzi conservati all’Archivio Carlo Scarpa, oggi conservato presso l’archivio di Stato di Treviso; negli stessi anni viene affidato all’architetto Scarpa sempre da parte del Comune di Modena lo studio dell’ampliamento del cimitero monumentale di san Cataldo, in funzione della sua notorietà, per la progettazione in ambienti o edifici storici.
L’incarico a Scarpa da parte dell’Amministrazione comunale per la sistemazione della piazza è
conseguente alla costruzione della nuova sede della cassa di Risparmio, opera di Gio Ponti, realizzata tra il 1963 e lo stesso 1966, e si poneva come obiettivi la pedonalizzazione dello spazio ancora adibito a parcheggio e la ridefinizione complessiva dell’intero nucleo storico della città nel quale erano presenti
i principali monumenti religiosi e civici, di seguito alle polemiche suscitate, proprio per l’inserimento di un edificio “nuovo”, per quanto opera di un architetto prestigioso, in un ambiente antico.
L’idea di Scarpa è essenzialmente il tracciamento di percorsi di collegamento diretto, quindi non
necessariamente ortogonali, tra gli edifici che insistono sullo spazio aperto e le vie di accesso alla piazza. I tracciati derivano dall’osservazione (dopo una nevicata, si desume da note bibliografiche) dei percorsi spontanei dei pedoni che attraversano la piazza per spostarsi da un edificio all’altro e
dalla volontà di collegare attraverso andamenti di livello diversi e a piani inclinati le diverse zone. I camminamenti sono concepiti su canali vuoti che ne richiamano la presenza storica e amplificano il risuono dei passi sottolineando l’aura del sito e, per contrasto, il “silenzio” di una piazza finalmente svuotata dal traffico automobilistico.
Varie sono le soluzioni proposte via via affinate nel corso dell’iter progettuale che giunge a una fase
quasi definitiva, ma che non troverà poi attuazione (al pari dell’ampliamento proposto per il cimitero monumentale). Di fatto, al di là del rifacimento a ciottoli di fiume dell’intera area, piazza grande non sarà oggetto di ridefinizioni progettuali.
Il primo modello del progetto scarpiano propone due diagonali tracciate dai vertici della piazza,
attraversate da una terza linea che da via Castellaro si dirige, spezzandosi in prossimità dell’abside meridionale, verso Piazza Torre. La piazza si definisce così lungo linee di percorso che diagonalmente incidono di volta in volta i campi di pavimentazione in ciottoli di fiume nell’intorno del Duomo, di lastre di gneis in Piazza Torre e di cemento lavorato lungo le direttrici di via Canal Chiaro e di via Castellaro. I diversi colori dei materiali, la loro natura scabra e levigata insieme, qualificano
organicamente i luoghi caricandoli di significati nascosti che mutano secondo la variazione dei toni e la
dissonante qualità dei materiali.
Sulla destra della Porta Regia il piano già inclinato delle pavimentazioni in ciottoli diventa più ripido, consentendo di congiungere senza soluzione di continuità il livello più basso del piano di calpestio dietro le absidi. Qui la sensibilità storica di Carlo Scarpa permette di riscoprire l’antico piano di fondazione
del Duomo e l’altezza reale della zoccolatura che sul fianco meridionale era stata gradualmente annunciata.
Gli ingressi alla piazza su via Canalchiaro e via Castellaro, come quelli dalla Piazza Torre e dal sagrato della facciata sono tutti sbarrati a terra da fasce e lastre di biancone di Verona, arricchite ad intarsio, che introducono ai percorsi pedonali.
Nella soluzione maggiormente definita una serie di paracarri di forme e dimensioni simili, ma in realtà modulate in maniera percettibilmente diversa, chiude lo spazio come fosse uno spazio autonomo, un’opera autonoma, pur progettata per relazione spazi diversi.

1974

Piazza Grande viene chiusa al traffico.

1987

Alcuni interventi sulle pavimentazioni portano la piazza allo stato attuale reintroducendo
i ciottoli di fiume, tipici del Settecento e preesistenti in molte strade e piazze del centro.

1997

Cattedrale di Modena, Torre della Ghirlandina e Piazza Grande diventano Patrimonio dell’Umanità

DUOMO

 

 

 

 

 

 

 

 

1099

Anno di inizio della costruzione del Duomo: inutile raccontare ciò che in proposito ogni buon modenese sa; ci basti
pensare al grande fermento durante gli anni della costruzione, della straslazione del corpo di San Geminiano dal vecchio
tempio al nuovo Duomo, alla presenza di un Papa e di Matilde Contessa di Canossa.

1106

TRASLAZIONE SPOGLIE S. GEMINIANO.

Fu vescovo di Modena, città di cui è anche patrono. Viene venerato come santo dalla Chiesa Cattolica.

1184

PONTILE

Interventi Campionesi:

La denominazione di “pontile” riferita alla struttura sopraelevata di recinzione presbiteriale rivolta alla navata centrale, ci è pervenuta solo da fonti quattrocentesche, che ne indicano la funzione come luogo per le letture liturgiche.
Il pontile è costituito da un prospetto di lastre marmoree scolpite, montato, al livello del presbiterio sopraelevato, su una fila di colonne che funge anche da portico di accesso alla cripta. La sua struttura attuale è in realtà l’esito di una ricomposizione avvenuta durante la campagna di restauri a cavallo tra Ottocento e Novecento, negli anni 1916 – 1921.

1220-31

PORTA REGIA

La Regia di Piazza, impropriamente detta “Porta Regia”, fu aperta agli inizi del Duecento.

L’introduzione di questo nuovo accesso al Duomo è giustificato dall ’importanza crescente della piazza a sud del Duomo per le funzioni laiche e municipali, oltre che commerciali, determinò quindi il bisogno di costruire un ingresso monumentale, che manteneva una relazione assai diversa con il tessuto urbanistico rispetto alla Porta dei Principi collocata sullo stesso lato dell’edificio, ma verso la facciata.

1230-44

ROSONE

Il grande rosone situato nella parte superiore della facciata del Duomo è il prodotto di una delle trasformazioni dell’intero edificio attuate dai Maestri Campionesi, oltre un secolo dopo la ricostruzione progettata e realizzata da Lanfranco, per aumentare la luminosità all’interno dell’edificio.

1435

Le precedenti coperture vengono sostituite da volte in laterizio, sormontate da una nuova
struttura di copertura lignea.

1592

RINNOVO CORO E PRESBITERIO

 

1651

SOPRAELEVAZIONE ABSIDE NORD

Le tre absidi del duomo riprendono la partitura architettonica ella facciata e dei fianchi: lesene spartiscono i cilindri absidali in sezioni aperte da monofore e da loggette su colonne.

1881-86

All’interno della stessa campagna di restauri viene inoltre ripavimentata la cripta,
consolidata la Porta dei Principi, viene aperto un fossato attorno alle absidi per risanarle dall’umidità e vengono demolite le quattro botteghe addossate al fronte sud del Duomo in corrispondenza del Palazzo Vescovile.

BASAMENTO

 

1887

In nome del ripristino dell’aspetto originario del paramento murario, vengono demoliti tutti
gli strati di intonaco sovrappostisi negli anni, tra cui ricordiamo quello più antico del 1230 con
decorazione
di carattere architettonico imitante un paramento murario in bicromia rossa e bianca e quello
più recente rinascimentale (secoli XV-XVI), dei quali rimane ancora visibile qualche traccia. In questi
anni vengono inoltre ridipinte le calotte delle absidi con finti mosaici in stile bizantino.

1891-1894

Raffaele Faccioli dell’Ufficio Regionale realizza i restauri della facciata secondo il precedente
progetto del Barberi, eseguendo i seguenti interventi: chiusura delle finestre quadrilobate,
ripristino delle antiche monofore, restauro del rosone con sostituzioni lapidee e consolidamenti con
grappe e staffe, rimozione dei manifesti e degli annunci funerari in pietra applicati sulla facciata,
rimozione dell’intonaco nelle gallerie delle loggette, smontaggio e rimontaggio del protiro di facciata.

1896

Si costituisce il Comitato per i Restauri del Duomo, il cui segretario è Tommaso Sandonnini.

1897-1898

Il Barberi, tecnico incaricato dalla Fabbriceria, riporta le absidi alle originarie forme romaniche. Riduce l’abside settentrionale, che tra il 1651 e il 1664 era stata rialzata con un tamburo
finestrato per ospitare la Cappella delle Reliquie e ripristina le antiche aperture, riducendo le ampie finestre settecentesche alle originarie monofore.egati

1898-1905

Vengono realizzate le proposte di isolamento del fianco nord e sud del Duomo. Secondo il progetto dell’architetto Tosi dell’Ufficio Regionale, in seguito al benestare del Ministero, viene demolito il loggiato quattrocentesco delle canoniche che si addossavano alla navata nord e viene demolita la sagrestia cinquecentesca. Una parte di loggiato viene ricostruito sul fronte sud del cortile.
Per collegare la nuova sagrestia alla Cattedrale viene costruito un passaggio in stile, recuperando una bifora esistente. Vengono inoltre demoliti e ricostruiti gli arconi cuspidati di collegamento della Ghirlandina con il Duomo. Sul fianco sud viene demolita una porzione del Palazzo Vescovile, aprendo un passaggio su Piazza Grande.

1911-1912

Restauro dell’intera fiancata meridionale e dei protiri.

1912-1914

Si procede ai lavori di restauro dell’interno, tra cui il rifacimento della scala a sud del
presbiterio e l’abbassamento del livello della pavimentazione delle navate di 40 cm. Lo scavo permette di riscoprire alcune fondazioni delle antiche basiliche. Vengono inoltre demolite le cappelle che erano state costruite a ridosso delle pareti interne delle due navate laterali e vengono diradati gli altari e gli arredi. L’unica superstite a questa campagna di “spoliazione” promossa dal Comitato è la cappella quattrocentesca di San Bernardino detta anche Bellincini.

1917-1920

Il Comitato affida all’Ing. Barbanti il progetto di ripristino del pontile campionese, secondo
le ricerche e gli studi di Sandonnini.

1923

Viene rinnovata la pavimentazione del sagrato e costruito un basamento su tre gradini davanti
al Portale Maggiore. Vengono inoltre ricollocati alla base del protiro i leoni romani originali.

1936

RIPRISTINO TORRETTE E FACCIATA.

La facciata è a silenti che riflettono la forma interna delle navate, con tetti spioventi ad altezze diverse. Due poderose paraste dividono la facciata in tre campiture.

Vengono ricostruite le due Torrette cuspidate sui salienti della facciata, crollate durante il sisma del 1671.

1946-1948

Si procede al consolidamento e completamento delle parti danneggiate dai bombardamenti
bellici del 1944, tra cui la Porta dei Principi e la settima e la ottava semicolonna e i relativi
basamenti del fronte nord su via Lanfranco.

1956

Restauri della cripta e apertura del Museo del Lapidario. Le metope in pietra di Vicenza, vulnerabile
agli agenti atmosferici, vengono protette nel Lapidario e sostituite con delle copie in pietra
d’Istria.

1994-46

DANNI BELLICI E RICOSTRUZIONI

1975-1976

Restauro dei rilievi Wiligelmici e delle sculture di facciata secondo le indicazioni dell’ISCR.

1979-1984

I lavori di restauro si estendono all’intera facciata, sotto la supervisione della
Soprintendenza
di Bologna e la direzione dei lavori affidata al restauratore Uber Ferrari. Sul rosone si interviene
rimuovendo le grappe e le staffe metalliche ossidate e consolidando le fessurazioni con perni metallici
e iniezioni di resina epossidica. Si restaurano, inoltre, le vetrate, sostituendo le parti non originali e
rinnovando i listelli in piombo.

1984-1996

La campagna di restauri si estende al lato nord e alla Porta della Pescheria, al pontile
campionese (1988), alla copertura (1989), alle Porte Regia e dei Principi, concludendosi con il restauro del lato sud e delle absidi (1994). Dalle relazioni di restauro ci è noto che le operazioni effettuate sul paramento lapideo consistono, oltre ad interventi puntuali di stuccatura, nel consolidamento con perni in acciaio, nella pulitura mediante impacchi di soluzione acquosa di carbonato di ammonio e nel consolidamento e nella protezione finale mediante resina acrilica paraloid e cera microcristallina.

1997

Si è visto così il recupero della decorazione ad affresco dell’ambito del Bianchi Ferrari della volta della Sagrestia, con l’aggiunta di un fondo privato a quello del Mibac. Nello stesso frangente si restaurarono
alcune delle pale d’altare, di Ludovico Lana e di Giuseppe Romani, che ornano la sagrestia.

1999

Al restauro avviato dal Capitolo per il fonte battesimale nel 1999, fece seguito, con contributo
privato, quello per il Presepe in terracotta di Antonio Begarelli.

2000

Sempre su iniziativa di sponsor, è stata restaurata, con recupero dell’antica cromia, la statua in
marmo del San Geminiano di Agostino di Duccio.

2001

Subito dopo l’inaugurazione dei Musei del Duomo per l’evento del Giubileo, si fece manutenzione
sugli affreschi romanici staccati raffiguranti Apostoli e Angeli, che ancora attendono una più
mirata sistemazione rispetto a quella, ancora provvisoria, che li vede appesi lungo le pareti della scala di accesso al Tesoro. Tale Museo ospita due degli arazzi fiamminghi del Maestro della Marca Geometrica (sec. XVI), l’Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre ed il Diluvio Universale, che sono stati i primi della serie di venti ad essere scelti per il restauro dalla Fondazione Rangoni Machiavelli di Modena.

2007-2009

L’arredo fisso interno della Cattedrale ha visto dal 2007 al 2009 la manutenzione
conservativa
della Cappella Bellincini e, nel 2008, l’intervento conservativo per le sculture dei Maestri
Campionesi che, sotto al pontile, ornano la loggia di accesso alla cripta.

2005-2014

A seguito del distacco di un frammento di cornice dalla facciata del Duomo, nel 2005
viene effettuato un immediato sopralluogo dai tecnici del Capitolo, dal Comune e dalla Soprintendenza.
Il paramento lapideo del monumento appare seriamente compromesso, per cui si decide di
programmare un piano di intervento. In una prima fase si interviene sul rosone e si avvia una manutenzione straordinaria della copertura sul lato nord.
Negli anni successivi si estende l’oggetto di intervento all’intera facciata su corso Duomo, al fianco
settentrionale su via Lanfranco, al fianco meridionale su Piazza Grande e infine alle absidi, con il
parere positivo dell’ISCR. Il progetto di restauro del paramento lapideo mira a risolvere i sintomi di sofferenza e rischio locale, avviando allo stesso tempo un processo di conoscenza pluridisciplinare e di raccolta dati, che possa presto confluire nella fase successiva, lo studio del comportamento statico e dinamico globale del complesso Duomo-Ghirlandina. Con questa intenzione, il Capitolo e la Fabbriceria nell’ottobre 2008 istituiscono un Comitato Scientifico per indagare le questioni strutturali più complesse, relative al lungo periodo e alle sollecitazioni globali del sistema Duomo-Ghirlandina.
Nell’arco temporale 2005-2014, il monumento può beneficiare, in sintesi, delle seguenti indagini:
Mappatura del degrado
Mappatura dei litotipi e analisi delle malte Indagini di laboratorio sul paramento lapideo esterno
Catalogazione in archivio informatico SICAR degli interventi di restauro eseguiti
Endoscopie sul paramento lapideo, sulla struttura muraria della facciata e sul retro delle lastre wiligelmiche Indagini soniche e radar sul rosone, sul protiro di facciata e sui torrini
Indagini soniche e radar per la determinazione della consistenza e delle caratteristiche meccanich delle murature
Indagini radar sul pavimento delle navate
Indagini soniche delle lesioni nei piani d’appoggio delle colonnine dei matronei esterni
Rilievo del quadro fessurativo e studio dei dissesti storici
Rilievo laser scanning della struttura e livellazione topografica altimetrica
Rilievo laser scanning dell’apparato scultoreo
Studi sul comportamento statico e sulla vulnerabilità sismica
Piccoli sondaggi e scavi archeologici
Carotaggi localizzati sulle strutture di fondazioni a scopi diagnostici
Prove penetrometriche e studi geotecnici
Implementazione del sistema di monitoraggio strumentale
Indagini su micro campioni di pittura murale
Indagini sulle malte

2012

Ancora in corso. Grazie ad un cospicuo finanziamento del MiBAC è stato avviato il restauro di cinque arazzi: due sono ancora in fase di restauro, mentre altri tre – raffiguranti le Storie della Genesi, Il sacrificio di Caino e Abele, La costruzione dell’Arca e L’Imbarco degli animali sull’Arca – sono stati oggetto di pulizia e manutenzione e riconsegnati ai Musei del Duomo nel 2017.
Grazie all’interessamento del Capitolo Metropolitano e con fondi stanziati da fondazioni e istituzioni private e sponsor, negli ultimi anni sono stati effettuati alcuni restauri conservativi:

Il sisma del 2012 induce una serie di danneggiamenti per cui vengono avviate immediate
opere di messa in sicurezza per consentire di tenere aperta la Cattedrale. Negli anni successivi
viene elaborato ed approvato il Progetto di Riparazione con Rafforzamento locale. I lavori, iniziati nel novembre 2017, sono ora in fase di conclusione1.

2016

Monumento funebre di Francesco Maria Molza del 1516.

2017

Rilievi scultorei nelle Porte della Pescheria, dei Principi e nel Pulpito su Piazza Grande.

2018

Portoni lignei degli ingressi in facciata.

2019

È già stato finanziato grazie al concorso Opera Tua 2018 bandito da Coop Alleanza
sostenuto da Fondaco e sarà eseguito a inizio 2019 il restauro conservativo della grande Pala di San Sebastiano di Dosso Dossi.